L’allenatore e la squadra: “Cosa si aspettano i ragazzi da me?”

Perché l’allenatore e la squadra possono trarre un vantaggio da una migliore conoscenza reciproca? In che modo questo può facilitare il raggiungimento di risultati migliori?

Quando si parla di sostegno ad un allenatore sotto il profilo della psicologia sportiva e di gruppo, molto spesso il mister si mette “sulla difensiva”, ritenendo che qualunque forma di intervento sulla squadra che esuli dalla propria azione diretta, sia in realtà  una forma di giudizio nei suoi confronti ed un’invasione di campo inopportuna.
Un atteggiamento, questo, tipico di una realtà calcistica come quella italiana in cui la Psicologia viene ancora vista (peraltro in netto ritardo rispetto a tutti gli altri Paesi in cui il calcio è ad alto livello o in fase di grande espansione), come una materia che deve riguardare solo chi è “malato” o “pazzo” e che non ha nulla a che vedere con lo sport.

In realtà, come ormai universalmente noto,  si tratta di ben altro. Vediamo per quale motivo..

Partiamo ad esempio da alcune semplici domande che un mister potrebbe porsi:

  • Come vengo considerato dai miei calciatori?

  • Che tipo di Mister vorrebbero avere?

  • E che differenza esiste tra ciò che penso di me stesso e quello che invece i miei giocatori vedono in me?

  • Perché alcune volte i ragazzi sembrano così svogliati?

  • Perché se dico loro le cose in un modo, piuttosto che in un altro, capiscono al volo?

  • C’è qualcosa del mio modo di pormi davanti all’errore che potrei modificare?

  • Posso capire meglio se le mie reazioni sono ben recepite dai ragazzi?

  • Si aspettano forse da me di potersi confidare di più?

  • Il mio modo di agire va bene con tutti? Oppure ciascuna squadra necessita di qualche “sfumatura” di comportamento diverso?

Queste domande possono avere una risposta. In che modo?  Analizzando queste ed altre variabili attraverso strumenti e test adatti che consentono la cosiddetta “Analisi delle discrepanze” che mira a confrontare il modo in cui il Mister percepisce il proprio modo di essere, ciò che la squadra percepisce del suo modo di allenare ed interagire col gruppo e ciò che i ragazzi desidererebbero avere.

Attraverso questa analisi, è possibile creare infatti momenti di confronto individuali e collettivi in cui far emergere eventuali zone di potenziale sviluppo, lavorando su di esse per ottimizzare la produttività complessiva dell’interazione tra il mister e la squadra.

Si tratta, in sintesi,  di offrire ad un allenatore l’opportunità non certo di “essere giudicato“, bensì di avere più informazioni utili a disposizione di cui, banalmente, può non essere consapevole e che potrebbero veramente sorprenderlo ed aiutarlo nel rendere la propria competenza tecnica ancora più spendibile in funzione del gruppo specifico che deve allenare. Ciò che serve è semplicemente la disponibilità ad aprire un confronto, che può facilitare la comunicazione e la fluidità del proprio lavoro con i ragazzi.

Perché alcuni grandi allenatori riescono a lavorare benissimo in certi ambienti, mentre in altri trovano grande difficoltà? In definitiva le proprie competenze tecniche non possono che migliorare nel tempo con le varie esperienze! Cos’è che fa la differenza, allora?

La squadra, o meglio, il gruppo di ragazzi o calciatori che il tecnico si trova davanti. Ci sono gruppi che preferiscono un allenatore che si occupi solo del campo, altri che invece hanno bisogno di una persona che sappia dialogare con loro anche sotto il profilo umano, oltre che sportivo. Squadre in cui il livello tecnico è sopra la media e dunque possono aver bisogno più di un coordinatore del progetto tecnico complessivo piuttosto che di un insegnante di calcio o moduli.

Il grande allenatore è quello che sa lavorare bene in contesti diversi e che sa plasmare il proprio modo di porsi e di comunicare in funzione del gruppo e del contesto con cui interagisce, riuscendo a tirar fuori il meglio sia da se stesso che dalla squadra che allena. Un processo che si rende sempre più complesso in funzione dell’età dei ragazzi da allenare e che trova probabilmente il maggior tasso di difficoltà a grandissimi livelli.

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