Il Mister e la correzione: come reagisce un ragazzo?

Il Mister e la correzione: come reagisce un ragazzo?

La correzione dell’allenatore è una tappa essenziale nel processo di crescita e maturazione sportiva di un ragazzo.
Il mister rappresenta, specialmente in fase pre-adolescenziale ed adolescenziale, una figura molto importante nel favorire le prime forme di autonomia di un giovane rispetto al contesto familiare, parimenti agli insegnanti di scuola.

Il tecnico assume in questo senso il ruolo del “facilitatore”, con un doppio obiettivo: da un lato quello di agevolare la definizione di un’identità sportiva nel ragazzo, e dall’altro quello di contribuire ad una crescita sotto il profilo tecnico, ma anche relazionale (specialmente in contesti di gioco di squadra).

Il rapporto tra un mister ed un giovane calciatore utilizza la comunicazione correttiva come uno degli strumenti principali di lavoro ed interazione.
Correggere significa innanzitutto orientare un ragazzo verso gesti e comportamenti maggiormente funzionali sia alla performance individuale che a quella collettiva stimolando, prima di ogni altra cosa, la capacità del ragazzo di attivare un processo consapevole di auto-lettura del proprio modo di agire.

Tuttavia, la correzione porta con sé una serie di criticità che sono legate alla psicologia ed agli atteggiamenti del ragazzo, che un allenatore si trova a gestire e “ricevere” così come sono, essendo frutto di un lavoro educativo genitoriale e familiare che ovviamente prescinde dalla sua volontà e controllo.

Di conseguenza, l’attività di correzione rappresenta uno dei più significativi mezzi di dialogo con l’atleta ed uno dei più importanti fattori di conoscenza reciproca, specialmente nella fase iniziale di costruzione del rapporto.

Dinanzi ad una correzione un ragazzo può reagire attraverso due modalità:

  • frequente ricerca della giustificazione e dell’evitamento della responsabilità (“ho sbagliato perché lui mi ha dato male la palla!”). L’intervento del mister dovrebbe essere finalizzato a far comprendere la necessità di attribuire un nuovo significato all’errore: il richiamo finalizzato alla modifica di un gesto o di un movimento non è unità di misura del valore personale, bensì mezzo efficace per migliorarsi. La resistenza alla correzione va dunque concepita non come testardaggine o presunzione, bensì come forma di difesa da una minaccia percepita alla propria autostima.
  • sottomissione totale (“ma così va bene? Ora mi sono mosso come volevi? Ho sbagliato qualcosa?”). L’insicurezza del giovane si manifesta attraverso l’assunzione di una posizione di dipendenza, in cui la capacità autonoma di analisi del proprio modo di procedere è sostanzialmente azzerata. L’intervento dell’allenatore deve essere centrato sullo sviluppo dell’autonomia e sicurezza personale, tramite il rinforzo e l’iniezione di fiducia.

L’obiettivo è quello di riuscire a fare in modo tale che la correzione sia elaborata e fatta propria, senza che il giovane calciatore si senta messo in discussione come persona.

Fabio Ciuffini

Calcioscouting

Immagine: @popofatticus, Flickr

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