L’attaccante non segna: 9 passaggi per uscire dalla crisi mentale

attaccanteL’attaccante in crisi: 9 passaggi per uscire dalla crisi mentale

Un attaccante che non segna più, lo sappiamo, è un calciatore in profonda crisi. La sua identità di goelador, di finalizzatore, di macchina da gol rischia improvvisamente di bloccarsi. Statisticamente, a tutti gli attaccanti capitano questi periodi ( per forma fisica carente, per infortuni da cui è difficile recuperare, per un gioco di squadra che non lo aiuta, per problematiche psicologiche o familiari individuali), tuttavia molti commettono l’errore di lasciare che la situazione si risolva “da sola“.

L’attaccante mostra sul campo espressioni di sfiducia, di rabbia fine a se stessa, di delusione, sente di dover chiedere scusa ai compagni ed ai tifosi, si mostra più impacciato del solito, non ritrovando più la spavalderia che contraddistingue chi è abituato a segnare “ a raffica”

  • Cosa fare quando il tunnel negativo sembra non avere fine?
  • Come intervenire sul piano psicologico quando la crisi sembra intaccare gradualmente l’autostima del ragazzo?

Partiamo da una premessa essenziale. Ciascun calciatore, per quanto comuni siano le caratteristiche generali e “tipiche” dell’attaccante, ha un proprio temperamento, una propria personalità che necessita di essere conosciuta direttamente al fine di creare interventi su misura in grado di aiutarlo nel contesto specifico di appartenenza (che spesso costituisce un fattore fondamentale nella possibilità di reazione).

Detto questo, ci sono alcuni passaggi generali che possono essere analizzati a fondo con la collaborazione del calciatore, ricreando validi presupposti mentali al fine di sbloccare la situazione.

Escludendo problematiche di natura tecnica e fisica (su cui non ci soffermiamo), sul piano mentale un attaccante che non segna deve innanzitutto iniziare a lavorare scindendo due aspetti fondamentali: la prestazione ed il risultato.

È del tutto evidente che al fine di ottenere un risultato è fondamentale la prestazione che, al netto di episodi favorevoli (che non possono e non devono essere ritenuti responsabili della situazione per non delegare al “caso” il recupero della performance) risulta l’obiettivo da perseguire, da cui dipenderà poi la capacità di ritrovare il gol.

A tale scopo è necessaria una valutazione dettagliata delle prestazioni, che tenga conto di una serie di fattori:

1. l’aggressività (quella che comunemente chiamiamo rabbia, grinta)
2. gli aspetti motivazionali
3. la proattività (la ricerca di spazi e soluzioni di gioco)
4. le reazioni emotive
5. la gestione dell’ansia e dello stress
6. l’utilizzo dell’attenzione
7. il grado di concentrazione
8. il dialogo interno
9. la presenza e la qualità degli obiettivi di prestazione

Su tali fattori, Psicologo dello sport e calciatore possono collaborare al fine di creare un programma di mental training personalizzato che incida e valuti ciascuno dei punti analizzati.

Ma entriamo nel dettaglio…
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 1. Aggressività (identificarne i tratti salienti in relazione alle caratteristiche soggettive dell’attaccante, anche attraverso questionari ed attività osservative che analizzino gli indici di aggressività nel calcio – corsa, perseveranza, reattività, pressing, anticipo, il livello competitivo etc..)

2. Aspetti motivazionali (sono interni o esterni? La motivazione è finalizzata al miglioramento delle abilità necessarie a segnare o a ricompense esterni ed ambientali -tifosi, compagni-società? Qual’è la qualità della motivazione personale? È orientata alla prestazione o al risultato? Quali cause attribuisce alla mancanza di gol?)

3. Proattività (l’attaccante ricerca soluzioni di gioco, attacca lo spazio, prova movimenti diversi dal solito? Cerca e propone vie alternative ai compagni per la ricerca di soluzioni offensive valide? Oppure si limita a reagire alle istruzioni del mister o dei compagni?)

4. Reazioni emotive (Come reagisce l’attaccante alle situazioni sfavorevoli? E a quelle favorevoli? Quali sono le emozioni che prova? Quali quelle che lo aiutano e quali quelle che lo penalizzano? Cosa accade quando ha il pallone tra i piedi? Come si sente quando si avvicina alla porta? Ha stima di sé?)

5. Ansia e stress (cosa fa l’attaccante prima, durante e dopo la partita per fronteggiare l’ansia da prestazione? Cosa fa per gestire la pressione? Quali strumenti utilizza? Come lavora? Quale supporto riceve? Di quale sostegno avrebbe bisogno?)

6. Attenzione (in che modo l’attaccante utilizza la propria attenzione? Dove la rivolge? Qual’è il suo stile attentivo?)

7. Concentrazione (in che modo si concentra? Quali tecniche usa, se le usa? Riesce a focalizzarsi su quello che serve, tralasciando fonti di distrazioni esterne-ambientali o interne-emotive/fisiche?)

8. Dialogo interno ( cosa dice l’attaccante a se stesso prima della partita? E mentre è in campo? Quali parole usa, come le usa? Perché le usa?)

9. Obiettivi di prestazione e risultato (Quali sono i suoi obiettivi personali? Li ha identificati? Sono a breve termine, a medio termine o a lungo termine? Ha pianificato bene cosa fare per ritrovare il gol? Quali sono i punti di forza e di debolezza? Quali le risorse da attivare o recuperare?)

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Attraverso un programma di lavoro su tali punti, che utilizza questionari, tecniche ed esercizi che integrano i momenti di colloquio con il calciatore, è pertanto possibile

  • Recuperare fiducia (abbandonando il senso di impotenza)
  • Proteggere ed incentivare l’autostima (superando giudizi negativi su se stessi)
  • Migliorare il senso di efficacia personale (accantonando l’ansia da errore)
  • Facilitare il controllo delle emozioni e la gestione dell’ansia e dello stress (tralasciando emozioni che ostacolano al prestazione in campo)
  • Organizzare programmi di lavoro incentivanti e basati su obiettivi definiti (evitando obiettivi vaghi e poco definiti)
  • Recuperare aggressività (evitando atteggiamenti passivi sul terreno di gioco)

Lasciare al caso il recupero del gol determina che, al successivo periodo negativo, l’attaccante non abbia strumenti utili per fronteggiare la situazione, tornando ad essere succube di stati mentali negativi che lo riportino nuovamente allo stato di difficoltà iniziale.

Il Mental Training è un programma di lavoro finalizzato all’incremento della performance
e del benessere psicologico dell’atleta.
Come tale deve essere condotto da un Mental Trainer Psicologo dello Sport.

DOTTOR FABIO CIUFFINI
PSICOLOGO DELLO SPORT
ALBO REGIONE TOSCANA 4521

SITO WEB PERSONALE
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PER INFORMAZIONI E CONTATTI

Mail: ciuffinifabio@gmail.com

TEL. 3200298136
(anche tramite whatsapp)

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