Daniele Rugani e il suo inspiegabile in-utilizzo.

ruganiDANIELE RUGANI E IL SUO INSPIEGABILE IN-UTILIZZO.

Partiamo dalla dodicesima giornata di Serie A 2016-2017, quando la Juventus fa visita al Chievo per mantenere la vetta della classifica e i quattro punti di vantaggio sulla Roma. Emergenza in difesa per i bianconeri, che devono rinunciare a Chiellini, indisponibile, e Bonucci, tenuto in panchina per precauzione dopo l’elongazione alla coscia rimediata contro il Lione in Champions: Mister Allegri avrebbe un’altra scelta in difesa, ma decide di passare a quattro, con due centrali, Benatia e Barzagli, invece di tre.

Comincia la partita, e dopo due minuti scarsi si fa male Barzagli, problema alla spalla per il campione del mondo 2006. C’è movimento a bordo campo, un giocatore si toglie la pettorina mostrando il numero 19, è Bonucci. Ma non c’era un’altra scelta in difesa? Il match è difficile per i penta campioni d’Italia, perché gli avversari sono ordinati e compatti, ma quando Miralem Pjanic piazza all’incrocio una punizione delle sue, le cose sembrano mettersi in discesa: c’è solo da proteggere il 2-1 appena acquisito.

Allegri si decide a passare a cinque dietro, togliendo l’evanescente Higuaìn. Di difensori centrali, in panchina, ce n’è uno solo, ma ancora una volta non è lui ad alzarsi, perché entra in campo Evra, numero 33, che di mestiere fa l’esterno. Dani Alves per Lichtsteiner è l’ultimo dei tre cambi, e così il nostro difensore di riserva rimane seduto per altri novanta minuti. Succede a molti di non godere della fiducia del proprio allenatore, ma quando succede a uno come Daniele Rugani, c’è da farsi qualche domanda.

Facciamo un salto indietro e andiamo con la memoria alla stagione 2014-2015. Una delle rivelazioni di quel campionato è stata senza dubbio il neo promosso Empoli di Maurizio Sarri, trascinato letteralmente, tra gli altri, da un difensore giovanissimo, classe ’94, capace di giocare tutte e trentotto le partite del massimo campionato – aprite bene le orecchie – senza ricevere un singolo cartellino giallo.

Un campionato straordinario che lo ha portato a far parte dell’11 titolare con il quale l’Italia Under 21 ha affrontato gli Europei di categoria svoltisi in Repubblica Ceca la stessa estate. Con molta sfortuna, gli Azzurrini sono stati eliminati, galeotta la sconfitta patita dalla Svezia (futura vincitrice) all’esordio, in cui l’inferiorità numerica dopo il rosso a Sturaro ha pesato troppo.

Nelle altre due partite, contro Portogallo (0-0) e Inghilterra (3-0), la coppia Rugani-Romagnoli ha formato una diga insuperabile e la rete azzurra è rimasta illibata. Una coppia centrale che ha attirato le attenzioni di tutta Italia, e in men che non si dica ecco che Romagnoli firma per il Milan e il nostro Daniele vola a Torino, sponda bianconera.

Personalmente, tuttavia, la mossa della Juventus, che da sempre è la squadra che dà il maggiore apporto alla Nazionale, mi ha lasciato perplesso. Se Rugani è un talento cristallino, un difensore dotato di una classe sconfinata, ma che deve ancora crescere, allora perché la Juventus lo compra per tenerlo costantemente in panchina dietro ai tre mostri sacri Barzagli, Bonucci e Chiellini? Perché, a conti fatti, è questo che è successo e che succede.

Non sarebbe più logico (e sacrosanto, aggiungerei) mandarlo a giocare in prestito in qualche altra squadra? Dopo una stagione nella quale persino Caceres gli era passato avanti nelle gerarchie, Rugani è stato trattenuto ancora dalla Juventus, che, non contenta, ha acquistato anche Medhi Benatia, un altro difensore centrale di livello mondiale. E arriviamo ad oggi, dopo Chievo-Juve.

Sono convinto del fatto che Daniele Rugani abbia tutte le capacità per diventare il nuovo leader della leggendaria retroguardia italiana, ma so anche per certo che quando un giocatore non viene impiegato con costanza (per non dire quando è l’ultima ruota del carro), la sua sicurezza cala a picco; questo spinge il mister a non fidarsi di lui, e alla fine si genera una spirale negativa, sia a livello fisico, sia mentale, che fa appassire il fiore del talento.

La Vecchia Signora ha messo da parte, fra le scope nel ripostiglio, un abito sfavillante… Ma temo che, quando si deciderà ad indossarlo, di quell’abito sarà rimasto solo uno strato di polvere. Con buona pace di juventini, italiani e amanti del bel calcio. I giovani promettenti (e ce ne sono!) vanno fatti giocare!

Federico Targetti (Calcio Giovanile & Dintorni)

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