IL MILAN DEI GIOVANI

Il Milan dei Giovani e degli italiani 

Uno splendido modo per tornare a vincere

gianluigi_donnarumma_icc_2016Parliamo del Milan. Sì, proprio del Milan, di quella squadra che ormai da trent’anni a questa parte, tranne qualche sporadico passaggio a vuoto, ha meglio rappresentato l’essenza del calcio italiano in Europa e nel mondo, grazie a maestri come Sacchi e Ancelotti e a campioni del calibro di Gullit, Van Basten, Maldini e Shevchenko.

Oggi quel Milan è poco più che un ricordo, al pari dell’Inter del “Triplete” 2010, in un incubo tutto bauscia che dura ormai da cinque anni, tra debiti, controversi passaggi di proprietà e investimenti discutibili. Eppure quest’anno il Diavolo sta facendo davvero bene. Quali sono i motivi del risveglio?

Se analizziamo la rosa di Montella, ci accorgiamo subito, anche con un semplice sguardo ai volti, che l’età media è piuttosto bassa: 26 anni. Un valore che cala ulteriormente se abbassiamo la lente d’ingrandimento sui soli titolari. Per intenderci, i giocatori più vecchi, comunque fondamentali per la loro esperienza, hanno trent’anni (Bacca, Abate e Paletta).

In principio era De Sciglio: ragazzo del ’92 lanciato ormai qualche anno fa, che si è ormai preso la fascia sinistra rossonera a suon di sgroppate, e che al momento del suo esordio fece molto discutere per la sua giovane età. Ma doveva ancora venire Donnarumma… Prima della stagione 2015-2016, il Dottor Galliani, in mezzo a cene poco fruttuose e parametri zero dell’ultimo minuto, aveva procurato alla sua squadra, allora guidata da Mihajlovic, un parco giovani già molto interessante. (Niang, Romagnoli, Suso, per citarne tre). Poi, alla nona giornata, assistiamo tutti al “battesimo” di un fenomeno: il 16enne (sedicenne!) Gigio Donnarumma, un piccolo gigante che contro il Sassuolo si fece beffare da una punizione di Berardi, altro talento italiano, ma che adesso difende stabilmente la porta del Milan con il suo anno di nascita, il ’99, sulle spalle, e che ha già esorditonella Nazionale di Ventura. Nello stesso campionato, ecco i debutti di Calabria (’96) ed Ely (’93).

m-locatelli

E per finire, complice l’infortunio occorso a Montolivo poco tempo fa, salta fuori Manuel Locatelli, classe ’98, che si è pure tolto lo sfizio di segnare nientemeno che a Buffon, nella partita in cui Donnarumma archivia la vittoria con un miracolo al 94esimo, in un simbolico e affascinante passaggio del testimone, che si concretizzerà verosimilmente dopo i mondiali di Russia 2018. E poi Lapadula, ormai non più giovanissimo (’90), ma ancora un “enfant terrible” dentro, pieno di energia e di voglia di lasciare il segno, come ha fatto, di tacco, a Palermo. Bello e forte questo Milan, anche se, in fin dei conti, molti sono ancora ragazzini.

Le lacrime dello stesso Locatelli dopo il suo primo, spettacolare gol al Sassuolo, il blackout di Genova (0-3) e molte situazioni di gioco denotano una sostanziale e genuina inesperienza, ma a noi, e credo anche ai tifosi rossoneri, va bene così. Magari fra una trentina d’anni, accanto al Milan degli olandesi, verrà ricordato il Milan degli italiani.

Federico Targetti – Calcio Giovanile & Dintorni

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