La Squadra d’oro: i trionfi

LA SQUADRA D’ORO

Ungheria 1950-1954. Seconda parte: i trionfi.

squadra-doroCi eravamo lasciati con l’invenzione del ruolo di centravanti arretrato, “alla Hidegkuti”, da parte di Gusztav Sebes, e con la nascita della Squadra d’Oro (clicca qui).

Ma chi erano i componenti di questa corazzata? In porta c’era Gyula Grosics, un fuoriclasse, uno che era solito uscire dai pali per partecipare con i piedi alla costruzione della manovra… Esatto, neanche Manuel Neuer è il primo nel suo ruolo. La M difensiva era così composta: da terzini agivano Buzanszky a destra e il rigorista Lantos a sinistra, mentre Lorant occupava la zona centrale del reparto arretrato; Zakarias era incaricato di far legna a centrocampo, correndo e recuperando palloni da affidare all’immenso Jozsef Bozsik, che può essere tranquillamente considerato il primo playmaker della storia del calcio.

La metà offensiva era un capolavoro della natura…

Sugli esterni correvano Toth (o Budai, che aveva le stesse caratteristiche) e Czibor: ordinati e diligenti i primi, eclettico e irresistibile nel dribbling il secondo. Centralmente, Hidegkuti costruiva la sua leggenda, creando corridoi per gli inserimenti vincenti delle due mezzali, molto offensive, che completavano la seconda M dello schieramento, vale a dire Sandor Kocsis, “Testina d’Oro”, semplicemente il miglior colpitore di testa che abbia mai calcato i campi da gioco, e Ferenc Puskas, “il Maggiore a cavallo”, il più forte in assoluto… Vi dice nulla “Puskas Award”? Ecco, lui faceva gol talmente meravigliosi, che ancora oggi il premio per il gol dell’anno porta il suo nome. E pensare che, una volta, ha persino giocato per il Signa… Ma questa è un’altra storia.

Grazie al mancino di Puskas, alla testa di Kocsis e al destro di Hidegkuti, l’Aranycsapat non aveva alcun rivale, ed i Giochi Olimpici di Helsinki 1952 ne furono una chiara dimostrazione: 3-0 all’Italia, 7-1 alla Turchia, 6-0 alla Svezia, 2-0 alla Jugoslavia in finale, con Sebes che poté concedersi il lusso di far giocare con continuità il mai domo Palotas, autore di cinque gol nella rassegna.

Com’era logico aspettarsi, la straordinaria eco di questo successo fece il giro del mondo, e non ci volle molto tempo perché i campioni fossero chiamati a dimostrare di nuovo la loro forza; dopo aver bissato il 3-0 all’Italia nel giorno dell’inaugurazione dello Stadio Olimpico di Roma, il guanto di sfida venne lanciato nientemeno che dagli inventori del calcio, gli inglesi, che nello stadio di Wembley non avevano mai subito una sconfitta in novant’anni di calcio. 6-3-ungheriaEbbene, la lezione impartita dagli ungheresi ai supponenti padroni di casa andò ben oltre il 3-6 con cui si conclusero le ostilità in data 25 novembre 1953, con tripletta di Hidegkuti, doppietta di Puskas e sigillo finale di Bozsik. Era fatta: Wembley era stato violato per la prima, storica volta.

Naturalmente, i britannici vollero una rivincita l’anno successivo, ma non ottennero altro che un ancor più sonoro 7-1 in quel di Budapest; una doppia débacle così profonda, che i sudditi della Regina, da quel momento in poi, associarono il nuovo schieramento MM alla sigla per “Mighty Magyars”, cioè “i Poderosi Magiari”. Un viatico perfetto per presentare la Squadra d’Oro come la favorita numero uno per alzare al cielo la quinta coppa “Jules Rimet”, il mondiale, che si sarebbe tenuto in Svizzera fra la primavera e l’estate del 1954.

La squadra d’oro: genesi (prima parte)

La squadra d’oro: finale (terza parte)

 

Federico Targetti 

Calcio Giovanile & Dintorni

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