La Squadra d’oro: finale

LA SQUADRA D’ORO

Ungheria 1950-1954 Terza parte: Finale

squadra-doro17 giugno 1954. Zurigo, Svizzera. Per l’Ungheria è il giorno dell’esordio nella Coppa del Mondo, contro la malcapitata Corea del Sud, vera e propria squadra-materasso della competizione. Gusztav Sebes tenne in panchina Hidegkuti e venne ripagato dal solito Palotas con due gol che completarono lo schiacciante punteggio finale di 9-0; poco più che una scampagnata per la Squadra d’Oro, attesa tre giorni più tardi dalla Germania Ovest a Basilea.

La sfida clou del girone B (che prevedeva solo due partite per ognuna delle quattro squadre) prometteva spettacolo, e in effetti spettacolo fu, visto che i magiari si imposero con un perentorio 8-3, ma non tutto andava per il verso giusto: Josef Herberger, allenatore dei tedeschi, convinto di passare il turno allo spareggio contro la Turchia, aveva mandato in campo una squadra di riserve, e una di esse aveva procurato a Puskas una brutta distorsione alla caviglia, sinonimo di due settimane di stop.

Herberger ebbe ragione, e così la Germania Ovest, sbarazzatasi della Turchia con 7 gol a 1, si qualificò come seconda dietro all’Aranycsapat.

Gli accoppiamenti designarono un affascinante quarto di finale tra Ungheria e Brasile, un Brasile non al massimo del proprio splendore e ancora scosso dalla sconfitta in finale contro l’Uruguay quattro anni prima, il famoso “Maracanazo”; ma l’Ungheria era priva del suo faro… Ne uscì una partita maschia, caratterizzata da molti, troppi falli, che portarono a due espulsioni e che oscurarono il gioco totale degli uomini di Sebes.

puskas
Puskas – Il talento magiaro della squadra d’oro!

Come sappiamo, però, Puskas non era l’unica soluzione a disposizione dell’allenatore: furono infatti Kocsis (doppietta), Hidegkuti e Lantos su rigore a fissare il punteggio sul 4-2 e a staccare il pass per le semifinali, occasione per un’altra grande sfida, quella proprio contro l’Uruguay campione in carica e fino a quel momento imbattuto a livello internazionale.

Dato che Puskas era ancora costretto al forfait, toccò a Zoltan Czibor il compito di non far rimpiangere il capitano, con conseguente inserimento a sinistra del buon Palotas. Il folletto mancino non deluse le aspettative e portò subito in vantaggio i suoi, imitato all’inizio della ripresa da Hidegkuti; tuttavia gli uruguagi non si arresero, forti dello spirito combattivo che da sempre distingue i latino-americani, la “garra”, e riuscirono caparbiamente a portarsi sul 2-2 grazie ad una doppietta di Hohberg nei minuti finali, costringendo la Squadra d’Oro ai tempi supplementari. A quel punto, Sandor Kocsis decise di salire in cattedra, o meglio, in cielo, e con due incornate micidiali nell’ultima parte della sfida segnò i suoi gol numero 10 e 11 nel torneo, regalando a Sebes la finale di Berna.

In molti si sarebbero aspettati la rivincita dell’atto conclusivo delle Olimpiadi di Helsinki di due anni prima, ma la Jugoslavia venne eliminata ai quarti da Herberger e dalla sua Germania Ovest, che ora si schierava con i titolari, e che, dopo il 6-1 rifilato all’Austria nell’altra semifinale, non era da sottovalutare. D’altra parte, il convalescente Ferenc Puskas scalpitava per scendere in campo nella partita decisiva. Sebes era attanagliato dal dubbio: rischiare il suo miglior giocatore nella sfida finale? Fu determinante il parere di Kocsis, che sosteneva di avere meno difensori addosso con Puskas in campo.

E così si arrivò al 4 luglio 1954.

Ungheria e Germania Ovest schieravano le loro formazioni-tipo, con un’unica, piccola differenza: Czibor non venne schierato a sinistra, ma a destra. Il tecnico dei magiari, infatti, aveva notato che Kohlmeyer, laterale basso dell’undici teutonico, utilizzava solo ed esclusivamente il piede sinistro, e dunque pensò che Czibor potesse metterlo in difficoltà rientrando sul mancino ed accentrandosi per il tiro. Un po’ come fa oggi Arjen Robben, che ha imparato piuttosto bene…

Ecco i ventidue che scesero in campo quel giorno a Berna:

UNGHERIA: Grosics, Buzanszky, Lantos, Bozsik, Lorant, Zakarias, Czibor, Kocsis, Hidegkuti, Puskas (cap.), Toth.

GERMANIA OVEST: Turek, Posipal, Kohlmeyer, Eckel, Liebrich, Mai, Rahn, Morlock, O. Walter, F. Walter (cap.), Schafer.

finale-ungheri-germania

Chi si aspettava la classica fase di studio all’inizio, fu deluso: al sesto minuto, Puskas infilava Turek in diagonale con il suo impareggiabile mancino, mentre al nono Czibor metteva a segno il 2-0 sfruttando la situazione prevista dal suo allenatore e una papera del portiere avversario. Le cose non potevano andare meglio. Ma era scoccata la mezzanotte per l’Ungheria…

Appena due minuti dopo il gol di Czibor, Morlock accorciava le distanze avventandosi su un tiro-cross da sinistra, quindi, al diciottesimo, Helmut Rahn pareggiava i conti su azione d’angolo. La partita adesso era bellissima, con continui ribaltamenti di fronte, nel primo come nel secondo tempo; Turek si redimeva e si superava continuamente sui tentativi degli avanti magiari, mentre Lantos e compagni arginavano a fatica le scorribande di Rahn sulla destra.

Al minuto 84, dopo oltre un’ora di equilibrio e di parate dei due portieri, lo stesso Rahn, vero trascinatore della Germania Ovest, superava uno stanco Bozsik e beffava Grosics con un sinistro preciso all’angolino basso. Già, proprio il sinistro, il piede di Puskas. Il capitano fu l’ultimo ad arrendersi, si batté come un leone, andò nuovamente a segno, ma il gol del 3-3 venne clamorosamente annullato per dubbio fuorigioco.

Era la resa: la Squadra d’Oro era stata sconfitta per 3-2, dopo quattro anni di imbattibilità, 32 partite, 29 vittorie, 3 pareggi, 143 gol fatti e 33 subiti.

Un risultato impensabile, figlio della fatica dovuta alle battaglie precedenti contro i sudamericani e alle non perfette condizioni di Puskas, con lo spettro del doping che purtroppo aleggerà sempre sulla nazionale di Herberger, insieme a quello della sudditanza arbitrale. Un risultato che segnò la fine dell’Aranycsapat, i cui giocatori vennero messi in fuga dai carri armati sovietici durante l’invasione di Budapest del’56. Puskas andò al Real Madrid, Kocsis al Barcellona (seguito da Czibor), e le due mezzali più forti di sempre non fecero più ritorno in patria; Bozsik, Grosics e Hidegkuti rimasero fedeli alle cause di Honved, MTK e Ungheria, ma la nazionale non era più la stessa.

Era la fine di un sogno meraviglioso, di un sognatore, Gusztav Sebes, che non è riuscito a vincere il mondiale, ma che è riuscito a piantare un seme che sarebbe poi germogliato nel tempo fino ai giorni nostri, grazie al Barcellona di Lionel Messi, diretto discendente, oltre che di Hidegkuti, anche di Johann Cruijff, primo a rispolverare, negli anni Settanta, il ruolo inventato dall’allenatore ungherese.Tre falsi 9, tre centravanti “alla Hidegkuti”, tre stelle del calcio accomunate da un unico destino: perdere la finale della Coppa del Mondo contro la Germania, sempre di misura, sempre sul più bello… Ma anche vincere tantissimo con le squadre di club, e lasciare un segno indelebile nella storia dello sport che noi tutti amiamo…, il calcio.

La Squadra d’oro: Genesi

La Squadra d’oro: i trionfi

Federico Targetti 

Calcio Giovanile & Dintorni

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