La cultura della vittoria e la possibilità di sconfitta

La cultura della vittoria e la possibilità di sconfitta

È noto come uno degli insegnamenti principali della Psicologia sportiva ruoti attorno alla necessità di sviluppare una sana cultura della vittoria che implica:

► un ottimale orientamento alla prestazione

► l’accettazione costruttiva del suo opposto, ovvero la sconfitta.

Quando un atleta professionista si pone come obiettivo ossessivo e totalizzante arrivare al “Top” e il secondo posto viene pertanto considerato banalmente come “il primo degli ultimi”, è chiaro che la pressione associata alla competizione può diventare veramente logorante sotto il profilo mentale, in quanto si esclude severamente la possibilità di perdere che, al contrario, c’è sempre.

[feature_box style=”1″ only_advanced=”There%20are%20no%20title%20options%20for%20the%20choosen%20style” alignment=”center”] Chi vince spesso non è l’atleta che esclude con autorità la possibilità di sconfitta, bensì lo sportivo che,  proprio in virtù di tale variabile, si sforza con motivazione intrinseca e cultura del sacrificio all’apprendimento.[/feature_box]

La vittoria per l’atleta è conseguente infatti al desiderio personale di raggiungere livelli competitivi crescenti (la cosiddetta “fame”) sulla base delle proprie attitudini e margini di miglioramento, mantenendosi motivato nell’ottimizzare la prestazione.

Un atteggiamento proattivo e propositivo al successo deve essere positivamente correlato a:

[feature_box style=”1″ only_advanced=”There%20are%20no%20title%20options%20for%20the%20choosen%20style” alignment=”center”] 

  • l’attenzione al processo per la quale il focus dell’atleta deve essere orientato su ciò che serve per crescere e non unicamente sull’esito. Il risultato è infatti un sistema di monitoraggio della prestazione senza la quale non può esistere opportunità di esito positivo.
  • la consapevolezza che nonostante un atleta possa dare il meglio di sé, esiste una componente situazionale che prevede avversari potenzialmente capaci di superarlo nonostante il raggiungimento della prestazione individuale ottimale. Ciò richiede la capacità di direzionare la propria padronanza sulle variabili soggettive che regolano il livello prestativo, in assenza della possibilità di controllare la competitività dell’avversario.
  • la valorizzazione del lavoro e dello sforzo compiuti per mantenersi su livelli performanti  [/feature_box]

Colui che vince gli altri è potente, chi vince se stesso è forte.
(Lao Tzu)

 

 

Dott. Fabio Ciuffini
Psicologo dello Sport
logo-nuovo-psicologosportTel.3200298136
(anche whatsapp)

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