Atalanta: l’anno della DEA!

Approfondimento sull’Atalanta, squadra-rivelazione del campionato 2016/17

Certo, dopo aver assistito al miracolo compiuto dal Leicester City di Ranieri lo scorso anno, quel che sta facendo l’Atalanta nella stagione in corso può sembrare quasi normale, eppure c’è qualcosa di magico in questa squadra, qualcosa di… Divino!

Eh sì, perché l’Atalanta è soprannominata “La Dea”. Ora, per tutti coloro che non hanno studiato la mitologia greca, o che non hanno mai avuto modo di interessarsene, Atalanta è il nome di una ninfa cresciuta fra i cacciatori, dotata di grandi abilità nelle arti venatorie e di una velocità sovrumana, tanto da essere accostata alla dea stessa della caccia, Artemide.

Dunque, sullo stemma dei nerazzurri di Bergamo campeggiano la testa e i capelli al vento di quella che possiamo definire “la Dea della Velocità”, una definizione più che mai calzante, se si pensa al ritmo che stanno tenendo gli uomini di Gasperini, in campo e non solo. E pensare che la partenza era stata disastrosa… Quattro sconfitte nelle prime cinque partite.

Battuta a domicilio dalla Lazio, sconfitta a Marassi dalla Samp, vittoriosa sul Torino in casa, ma poi di nuovo sopraffatta dal Cagliari al Sant’Elia e dal Palermo fra le mura amiche. Il resto è storia, adesso gli orobici lottano con Inter e Lazio per l’accesso diretto alla fase a gironi dell’Europa League, ma nemmeno il terzo posto appare poi così lontano.

Quali sono i segreti dell’Atalanta?

Già dalle prime uscite, nonostante i risultati negativi, si era capito che qualcosa ribolliva nel calderone nerazzurro: le prestazioni di Franck Kessié, l’ivoriano classe ’96 desiderato da mezza Europa, avevano quantomeno reso meno pesanti i passivi patiti, fruttando 4 gol nelle prime 3 partite, uno dei quali decisivo contro il Toro.

Gasperini, però, doveva trovare in fretta la quadratura del cerchio. Il suo amato 3-4-3 non sembrava dare garanzie, mentre il 3-5-2 e il 4-2-3-1 non avevano dato i risultati sperati. La svolta è arrivata nella gara contro il Crotone, alla sesta giornata: Paloschi, in evidente calo fisico, viene fatto accomodare in panchina, e al suo posto, nel nuovo 3-4-2-1, parte titolare Andrea Petagna, che insacca subito il primo gol di una partita vinta per 1-3.

Sette giorni dopo, Atalanta-Napoli finisce clamorosamente 1-0 con un altro gol di Petagna, blindato da una prova sontuosa dell’esordiente Mattia Caldara al centro della difesa. A quelli di Kessié, Caldara e Petagna vanno aggiunti i giovani nomi di Spinazzola, Conti e Gagliardini, che, amalgamati con l’esperienza di Kurtic, Masiello, Toloi e Gomez, hanno concluso un girone d’andata da applausi.

Il mercato di gennaio ha portato via Gagliardini, passato all’Inter, ma nessun problema: è diventato titolare Remo Freuler, centrocampista completo pescato a Lucerna e piazzato nel cuore della mediana della quarta forza del campionato. Berisha in porta in luogo del più quotato Sportiello, ed ecco gli ingredienti per la ricetta di mister Gasperini.

Arrivati a tre quarti abbondanti di campionato, l’arma in più dell’Atalanta sembra essere il ritmo forsennato imposto a tutti gli avversari; lo schema 3-4-2-1 (o 3-2-4-1, vista l’ingente produzione offensiva dei due esterni) permette, se interpretato da giocatori atletici e resistenti agli sforzi prolungati, di coprire tutti gli spazi in attacco senza esporsi troppo ai contropiedi avversari.

In questo senso, i polmoni d’acciaio di Andrea Conti e Leonardo Spinazzola sono fondamentali per percorrere interamente le due fasce. Freuler e Kessié garantiscono dinamismo, geometrie ed efficacia in mezzo al campo, mentre, là davanti, Petagna brutalizza i difensori avversari, sfiancandoli con il suo fisico e fornendo svariati assist ai compagni che si inseriscono, come Jasmin Kurtic e Alejandro Gomez.

Proprio il “Papu” Gomez, splendido trentenne e capitano degli orobici, rappresenta forse più di ogni altro l’essenza dell’Atalanta: un bomber atipico, che parte da lontano e sfrutta la sua tecnica e la sua rapidità per incunearsi negli spazi creati da Petagna, cui è legato da un bellissimo rapporto di amicizia… Mi piace pensare che questo influisca molto sull’entusiasmo dei nerazzurri.

Quindi voglio soffermarmi su un dato interessante: ad oggi, il Napoli detiene il miglior attacco della Serie A, con 62 reti all’attivo in appena 27 gare. Ebbene, i partenopei, tra andata e ritorno, non hanno trafitto Berisha neppure una volta. Non può essere un caso… La difesa tricipite dei nerazzurri, formata solitamente da Masiello, Caldara e Toloi, è una difesa “spettacolare”.

Mi spiego. Non solo i tre difensori fanno egregiamente il proprio lavoro quando gli avversari attaccano, ma sono liberi di entrare nell’azione offensiva e di seguirla fin dentro l’area di rigore dall’altra parte del campo (si vedano i gol di Caldara contro Roma e Napoli, quando il giovane centrale si è trovato ad essere il più avanzato dei suoi), grazie al lavoro in copertura dei due mediani e, all’occorrenza, degli esterni.

Aggiungiamo la vena realizzativa di Conti, gioia dei fantallenatori, lo stato di grazia di Spinazzola, qualche “gollonzo” ogni tanto da parte di Petagna, rivincita degli attaccanti sgraziati ma funzionali, le giocate da fenomeno di Kessié e Gomez, ed otteniamo la formula che sta facendo sognare l’Europa a tutta Bergamo.

Un’ultima suggestione: tre difensori, due centromediani, due interni dietro il centravanti e due esterni… Ai più nostalgici, questa disposizione non è nuova, e risponde alla definizione di “Sistema”: è il WM, schema apportato per la prima volta in epoca anteguerra e tornato in auge quest’anno grazie agli allenatori italiani come Spalletti, Pioli e, appunto, Gasperini.

Non so se la banda-Gasperini arriverà terza, quarta, quinta o sesta; quel che so per certo è che ci stanno regalando una bella storia da raccontare.

Federico Targetti

Calcio Giovanile&Dintorni

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