Mio figlio picchia tutti. Mister, pensaci Tu!

Psicologia dello Sport nella Scuola Calcio

Un esempio, talvolta, è più efficace di qualunque tipo di considerazione per spiegare certi meccanismi che possono verificarsi in una squadra o in un gruppo.

Eccone uno di vita reale:

Un genitore si avvicina all’allenatore di una Scuola Calcio:

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– Mister, fai qualcosa tu! Non è possibile che mio figlio faccia il prepotente così con gli altri! Li offende, mette loro le mani addosso. A me non dà retta! Magari a te sì!-
Il tecnico risponde con un certo imbarazzo: -Sai, magari era arrabbiato perché abbiamo perso..però più di tanto non posso fare io..più che richiamarlo…-

[/feature_box]

Uno psicologo sportivo di una Scuola Calcio potrebbe essere chiamato in causa in casi del genere con lo scopo di rendere gestibile una situazione che, se non affrontata adeguatamente, può comportare conseguenze negative per il benessere complessivo del gruppo, soprattutto quando di mezzo ci sono bambini che vanno in campo per giocare e divertirsi.

Il confronto sociale è certamente tappa importante del loro sviluppo ed uno dei motivi primari per cui amano gli sport di squadra Tuttavia anche la socializzazione deve rispondere a principi educativi chiari che le Scuole Calcio, così come tutte le discipline di gruppo e non solo, si pongono molto chiaramente.

Ma come potrebbe intervenire lo psicologo?

Innanzitutto parlando con il genitore, con il tecnico e con il ragazzo per cercare di creare momenti di ascolto reciproco e confronto in cui poter esaminare il comportamento apertamente aggressivo manifestato nei confronti degli altri.

Quando un bambino si comporta così c’è sempre un motivo e, spesso, più di uno.

Potremmo chiederci, ad esempio:

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  • Perché un bambino manifesta così il suo disappunto?
  • Cosa può fare un allenatore in questi casi?
  • I genitori che tipo di soluzioni possono utilizzare?
  • I compagni in che modo possono aiutarlo considerando che molti di loro, probabilmente, hanno paura di lui?

[/bullet_block]

Oltre al colloquio con la famiglia, necessario per creare un momento di ascolto e supporto a mamma e papà,  potrebbe essere utile ricorrere a giochi di socializzazione (che l’allenatore dovrebbe attuare sul campo) durante gli allenamenti stimolando il bambino a incanalare l’energia che manifesta con l’aggressività in modo più costruttivo e valorizzando parallelamente il ruolo del gruppo e la sua coesione interna, oltre che il rispetto reciproco.

Questo tipo di situazione, infatti, mina alla compattezza di una squadra, soprattutto quando alcuni bambini rischiano di allontanarsene per la paura o per il disagio subito (o magari anche quello arrecato agli altri).

Il ruolo dell’allenatore che è GUIDA E MODELLO OLTRE CHE INSEGNANTE, è molto importante in questi contesti, anche se RICORDIAMOLO, L’ALLENATORE NON È IL GENITORE DEI SUOI ALLIEVI E NON PUÒ SOSTITUIRSI AD ESSO IN ALCUN MODO!

Fermo restando che episodi isolati vanno ricondotti nell’alveo della assoluta normalità facendo parte di un processo di integrazione del gruppo, tralasciare questo tipo di fenomeni (qualora ricorrenti) riconducendoli a pura casualità, o sottovalutandoli, potrebbe comportare nel tempo difficoltà relazionali evidenti.

È necessario partire dal presupposto, infatti,  che una difficoltà del genere può presentarsi anche con più bambini contemporaneamente (con la creazione di sottogruppi e fenomeni di bullismo).

Infine, una nota: mai trattare un bambino aggressivo come fosse malato, lasciando che piano piano venga isolato dagli altri. In questo senso l’allenatore ha un ruolo molto importante.

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