L’Arbitro e l’allenamento dell’attenzione

L’ARBITRO E L’ALLENAMENTO DELL’ATTENZIONE

arbitroQuando parliamo di Psicologia relativamente al mondo del calcio non ci riferiamo soltanto ai calciatori ed alle dinamiche del gioco in campo, ma anche ad uno dei protagonisti assoluti degli avvenimenti della partita, ossia l’arbitro. Il compito dl direttore di gara è certamente molto complesso in quanto quest’ultimo ricopre un ruolo che, per sua natura, è posto al centro dell’attenzione dei tifosi e dei media, specialmente quando la gara vede protagoniste squadre di un certo blasone e la posta in gioco è molto alta. Ma non soltanto.

Uno degli aspetti psicologici più importanti per un arbitro è indubbiamente la necessità di saper gestire al meglio una componente importantissima, ossia l’attenzioneLo svolgimento rapido del gioco, il movimento contemporaneo di 22 calciatori, oltre tutti gli episodi che circondano il campo (panchine e spalti) richiedono un grande sforzo mentale, per cui il direttore di gara è chiamato a controllare moltissime variabili nello stesso momento con un evidente rischio di sovraccarico cognitivo..

Sappiamo che lo stile attentivo può orientarsi in 2 direzioni con 2 ampiezze diverse, configurandosi come:

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  • ESTERNO-AMPIO: si riferisce a ciò che accade nell’ambiente circostante. Questo stile è importante quando l’arbitro deve orientare la propria attenzione su accadimenti che avvengono fuori dal terreno di gioco e sugli spalti, che non sono cioè strettamente collegati al gioco in corso.
  • ESTERNO-RISTRETTO: in questo caso l’attenzione è rivolta ai movimenti fini, ad esempio in un cambio di ritmo durante la gara, ai movimenti dei calciatori sul terreno di gioco, all’osservazione delle modalità di interazione tra calciatori nelle varie fasi della partita. Potremmo sinteticamente affermare che si tratta dell’attenzione rivolta su ciò che con maggior frequenza richiede l’intervento.
  • INTERNO-AMPIO: l’attenzione è relativa al proprio comportamento in relazione a ciò che accade in campo, ovvero alla pianificazione delle proprie azioni in funzione degli accadimenti (ad esempio, su quale stile di arbitraggio utilizzare in relazione alla gara in corso, alle caratteristiche dei calciatori e dell’ambiente e così via..). L’attenzione di sposta direttamente sul controllo della propria azione e sulla capacità di integrare efficacemente informazioni provenienti da aree diverse.
  • INTERNO-RISTRETTO: in questo caso l’attenzione si rivolge completamente sui fattori interni, sui movimenti accurati, sulla corsa, sulle sensazioni corporee dell’arbitro, sulla fatica e la sua gestione, ad esempio, ma anche sul modo di controllare le proprie reazioni soggettive.[/bullet_block] 

La ricerca scientifica dimostra come maggiormente ampio è il focus attentivo, meno accurata sarà l’elaborazione delle informazioni (Castiello ed Umiltà,1990).

Un esempio: se in uno stadio vi sono accadimenti esterni rilevanti come scontri tra tifoserie, oppure un litigio fuori dal terreno di gioco tra le panchine, il focus attentivo dell’arbitro sarà “diffuso” sui fattori esterni ed ampi, a tal punto che la sua attenzione per ciò che accade sul terreno di gioco sarà inevitabilmente meno accurata.

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Lo spostamento continuo del focus attentivo rappresenta per l’arbitro un compito molto faticoso. Un ambiente particolarmente ostile potrebbe quindi generare una certa facilità di distrazione, con conseguente calo dell’attenzione per le fasi di gioco e conseguente aumento della possibilità di errore. L’arbitro è quindi chiamato ad un training specifico sul controllo dei fattori distraenti, in grado di isolarlo da aspetti ambientali non strettamente rilevanti per il suo compito tecnico.

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Tuttavia, analogamente, il direttore di gara deve essere capace di spostare il proprio focus attentivo con grande rapidità all’occorrenza, soprattutto in quegli sport come il calcio in cui la circolazione della palla ed il susseguirsi delle azioni sono estremamente rapide.

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