Liberi di esprimersi

Lasciate i ragazzi liberi di esprimersi. Il titolo è già di per se fonte di riflessione. Apparve alcuni anni or sono sul periodico ufficiale dell’AIAC (Associazione Italiana Allenatori di Calcio). Frasi di Vincenzo Montella Gianni Rivera, rispettivamente ex tecnico della Fiorentina e del Milan il primo, Presidente del Settore Giovanile e Scolastico il secondo. Il seminario fu organizzato dalla Federcalcio e dall’USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana); “Il calcio è di chi lo racconta

Importanti considerazioni fatte dal tecnico, che sottolineò la “necessità di lavorare sull’aspetto educativosia con i ragazzi che con le famiglie“….; la metodologia dell’allenamento deve privilegiare quella di “tipo induttivo” con un allenatore che si relaziona con gli adolescenti“. 

Montella e Rivera rimarcarono l’importanza che i “ragazzi devono sentirsi liberi di esprimersi e non devono essere caricati di troppe pressioni e responsabilità; troppo spesso infatti, i genitori assumono un “atteggiamento critico verso allenatori e dirigenti, tale da influenzare in maniera negativa la crescita del ragazzo“. 

Queste brevi considerazioni provenienti da figure del calcio professionistico dovrebbero avere ancora oggi, ad anni di distanza, una ricaduta importante su tutto il movimento calcistico. Il messaggio forte è quello di recuperare il rapporto relazionale con i ragazzi e le loro famiglie.

Le Società dovrebbero lavorare con i ragazzi non solo sul piano tecnico-tattico o condizionale, ma anche sul piano “comportamentale”, coinvolgendo positivamente le famiglie e contribuendo così alla “crescita globale dei ragazzi“…; purtroppo questo importante aspetto risulta poco considerato, rimane più facile per le Società pensare solamente agli “aspetti calcistici” e non ad una reale condivisione di obiettivi educativi utili alla crescita equilibrata dei giovani. 

Ancora oggi, il rapporto tra famiglia e società sportiva si limita così a tutta una serie di “buoni propositi”, anche lodevoli ed enunciati in modo prevalente all’inizio dell’anno, ma che hanno come minimo comune multiplo il “livello di prestazione dell’atleta”. Questo fa capire che i legami che si creano tra giocatore-famiglia-società sono costruiti, troppo spesso, su fondamenta “sabbiose” e basta poco per far crollare ciò che si è costruito.

Un altro aspetto riguarda la metodologia degli allenamenti. Creare il problema ai ragazzi, ma anche nei bambini, significa creare giocatori che si “muovono e giocano pensando“. Ogni allenatore vorrebbe in campo giocatori “autonomi“, che sanno cioè  gestire momenti di maggior pressione agonistica o situazioni in cui la propria squadra è in evidente difficoltà senza perdere la testa e limitare i danni in una giornata storta

Tutto questo va costruito dal Mr. con costanza, pazienza e fiducia, inserendo sedute allenanti dove i ragazzi sono chiamati a “prendere decisioni” e risolvere problemi di gioco (ma non solo), favorendo e rinforzando in loro la capacità di operare delle scelte, a volte anche prendendosi dei rischi…

Per riuscire ad ottenere questa mentalità, determinante è il ruolo dell’allenatore, coadiuvato e sostenuto dalla Società e dai genitori stessi,  questa è, in definitiva, l’alleanza strategica che porta alla VITTORIA…, e non solo su un campo di calcio.

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