Cosa c’entra la Coca-Cola con la motivazione di una squadra?

Cosa c’entra la Coca-Cola con la motivazione di una squadra?

Se pensiamo all’eliminazione della Spagna dai Mondiali di calcio, è facile far emergere un pensiero dominante: quando una squadra ha vinto tutto, è difficilissimo ritrovare nuovi stimoli per mantenere alta la motivazione di un gruppo. La sconfitta, insomma, appare quasi come tappa inevitabile.

Ma è davvero e sempre così?

Se partiamo dal presupposto essenziale che la vera origine del successo è data dall’attenzione costante alla prestazione a seguito di un’elevata motivazione intrinseca, possiamo agilmente dedurre che, in realtà, non è affatto detto che una squadra con una bacheca piena di trofei, sia destinata, prima o poi, a perdere. Anzi. È una questione di capacità di rinnovamento e di parallelo mantenimento di un’identità e di una mentalità vincente.

Guardiamo la Coca-Cola. Trattasi di un’azienda leader da decenni, che ha probabilmente rappresentato per generazione di amanti della comunicazione un esempio da seguire. Oltre che “colosso” in grado di realizzare e lanciare un prodotto innovativo capace di soddisfare i gusti di giovani e meno giovani nel corso del tempo, l’immagine di Coca-Cola è, da sempre, quella di un’azienda dinamica, giovanile e indubbiamente vincente, nonostante la miriade di emulatori che hanno cercato di contrastarla.

Il segreto è sempre stato uno solo: investire sempre in pubblicità e ricerca (in primis nel marketing) nonostante la posizione di leader assoluta del mercato!

Con le grandissime squadre vige più o meno la medesima regola: mantenere elevata la propria identità vincente, pur nella necessità di modellare costantemente le proprie geometrie e teorie di gioco in funzione del progredire del mondo del calcio, investendo sempre sul desiderio di migliorarsi.

Parliamo di mondi diversi, apparentemente distanti anni luce, ma la filosofia che sta alla base del mantenimento del successo è la stessa: abituarsi a non fermarsi, accettare sfide nuove, non sedersi sugli allori della vittoria raggiunta, cercare nuovi spazi (ed occasioni) di ri-motivazione.

La Spagna, probabilmente, non ha avuto il coraggio di rinnovarsi, nonostante i segnali della crisi di un sistema di gioco basato sul possesso palla estremo (ma, soprattutto, della motivazione dei suoi protagonisti principali!) fossero già ampiamente presenti. L’uscita dal Mondiale brasiliano potrebbe rappresentare, probabilmente, la prima simbolica tappa di un nuovo inizio per questa gloriosa nazionale di calcio.Certamente, le motivazioni a cambiare non mancheranno. La sfida più grande sarà proprio quella di mantenerle stabili nel tempo, conservando quanto di buono dimostrato negli ultimi anni. In fondo, l’esempio dell’Atletico Madrid, che certo non può dirsi squadra votata al tiki-taka, non è poi così lontano.

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[author] [author_image timthumb=’on’]https://www.calcioscouting.com/wp-content/uploads/2012/08/fabio-ciuffini.jpg[/author_image] [author_info]Dr Fabio Ciuffini, Psicologo, Consulente Area Psicologia dello Sport[/author_info] [/author]

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