Mondiale dei Grandi : approfondimenti

Il Mondiale dei Grandi, quello per intendersi visto alla TV con successione quadriennale, può rivelarsi una ghiotta opportunità per l’intera comunità calcistica, in particolare per gli allenatori. Il livello di “partecipazione emotiva e di attenzione” ci pone nella condizione migliore per ammirare le gesta di talenti emergenti e, allo stesso tempo, imparare nuove strategie, soprattutto tattiche, da poter proporre in futuro alle nostre giovani leve. A questo proposito voglio presentarti un lontano ricordo. Certo, non sono qui a sostituirmi a chi lo fa di mestiere e ha competenze e esperienze inarrivabili per il sottoscritto. Il mio intento è quello di porre l’attenzione su alcuni comportamenti, individuali e di squadra, messi in atto da calciatori professionisti che potrebbero essere riproposti ai calciatori durante le sedute di allenamento. Entrando nel merito, mi preme sottolineare l’importanza di un aspetto sottovalutato nei settori giovanili. Sto parlando della flessibilità, ossia

la capacità di un calciatore a adattarsi alle variazioni di un contesto di gioco, assumendo di volta in volta ruoli e competenze diverse (interscambio); avere questa capacità significa per il giovane calciatore riconoscere e circoscrivere, in ogni circostanza, il campo di indagine e ad assumere di volta in volta specifiche risposte (mentali e motorie) analizzate da differenti punti di vista.

Nella nostra realtà si osserva, fin dai primi anni di attività, un’attribuzione specifica al ruolo, una sorta di “ingessatura innaturale”, con tutti i limiti che ne consegue. Per meglio comprendere il concetto esposto mi torna in mente Italia-Inghilterra del 2014, prima apparizione mondiale della Nazionale; in questa prima uscita abbiamo osservato come alcuni calciatori azzurri abbiano ben compreso l’importanza della  capacità d’interscambio,  andando ad impegnare zone di campo con un attribuzione di ruolo e competenze diverse rispetto a quello inizialmente assegnato. (Clicca QUI per un approfondimento). Aggiungo, ciò che è stato fatto da ogni singolo giocatore è stato ben strutturato ed eseguito dall’intero gruppo squadra; il movimento di uno o più giocatori “richiama il movimento di altri”, legati dal cosiddetto “filo invisibile” che unisce ogni giocatore all’altro. Concludo con una citazione presa dal libro di Massimo De Paoli e Mario Bonfanti – Calcio – Lo Spazio e il Tempo nelle Situazioni di Gioco – edito dalla Libreria dello Sport …che definisce meglio il concetto su esposto:…”

è necessario allenare il giovane calciatore all’interscambio; affrontando cambiamenti e ristrutturando le proprie conoscenze egli potrà meglio effettuare scelte e prendere decisioni ricercando e assumendo le informazioni opportune e acquisire consapevolezza delle dinamiche di interdipendenza. Ciò genera capacità di collaborazione, di negoziazione di obiettivi, metodi, ruoli, leadership ed evita un apprendimento meccanicistico e frammentario.

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