La ricerca: gli assistenti di linea hanno prestazioni migliori degli arbitri. Perché?

La ricerca: gli assistenti di linea hanno prestazioni migliori degli arbitri. Perché?

Un recente studio pubblicato sul Journal of Human Kinetics ha cercato di comprendere se vi fosse una differenza nella qualità dell’attenzione degli assistenti di linea rispetto agli arbitri, cercando di comprendere meglio da cosa dipendessero eventuali divergenze.

La ricerca, effettuata su un numero non elevatissimo di persone ma comunque significativo (ovvero 30 arbitri e 23 assistenti nazionali ed internazionali), si è basata sulla somministrazione di un test attentivo di discriminazione percettiva e di saturabilità (il Toulouse e Pieron) che consiste in una serie di disegni molto simili tra loro rappresentati su un foglio tra i quali il soggetto deve individuare quelli corrispondenti ad un campione usato come modello.

I risultati hanno dimostrato che gli assistenti hanno minore probabilità di errore rispetto agli arbitri, nonostante vi sia un certa differenza tra direttori di gioco nazionali e quelli internazionali, i quali, grazie alla loro maggior esperienza e preparazione, appaiono come più “allenati”  in compiti attentivi.

Da cosa dipende questa differenza?

Gli arbitri, contrariamente agli assistenti, hanno la necessità di mantenere un livello di attenzione alto e costante durante tutta la gara, e di prepararsi fisicamente a coprire il terreno di gioco per 90 minuti (e spesso molto di più).

Contrariamente all’assistente, la cui attenzione può essere focalizzata in modo molto più circoscritto a singoli episodi di gioco, l’arbitro di campo è chiamato invece ad una complessità di stimoli ben diversa, che lo induce necessariamente ad affaticarsi dal punto di vista attentivo e cognitivo anche a causa di un sovraccarico di tipo percettivo in cui confluiscono numerosi stimoli esterni che esulano dalla azione specifica.

La maggiore possibilità di focalizzare l’attenzione da parte degli assistenti di linea, favorisce anche la qualità del compito svolto e quindi la minor presenza di errori riscontrati nelle prove effettuate al test.

Inoltre, è necessario sottolineare come l’assistente di linea abbia a disposizione momenti di recupero fisico e mentale più frequenti, laddove non sia direttamente impegnato nelle azioni di gioco.
L’arbitro, tra l’altro, ha uno svantaggio notevole per quanto concerne la posizione, che richiede una maggior vicinanza possibile all’azione in corso.

Il dispendio di risorse atletiche e mentali è pertanto molto più alto, incidendo sulla percentuale di errore e sulla diversa frequenza con cui arbitri ed assistenti sono abituati a selezionare le situazioni di gioco in cui sono chiamati in causa. Ad un numero minore di input, infatti, corrisponde una maggiore qualità attentiva ed una selettività più precisa.

L’arbitro, di conseguenza, è chiamato ad un lavoro di preparazione mentale quanto meno analogo a quelli dei calciatori, lavorando attraverso specifici training sugli stili attentivi e sulla possibilità di limitare i fattori distraenti (in special modo quelli esterni al campo, ma anche quelli interni relativi al frequente affaticamento), sfruttando al meglio possibili pause per il recupero di risorse ed energie mentali.

Pietraszewski P. et al. (2014)  The Elements of Executive Attention in Top Soccer Referees and Assistant Referees. Journal of Human Kinetics. V.40, Issue 1, p. 235–243

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