La sicurezza: un fattore importante per imparare

Le Pillole di Vincenzo Prunelli

La sicurezza: un fattore importante per imparare
Tratto da Nuovosportgiovani.it

Nell’apprendimento si crede che i fattori essenziali siano la memoria, la critica e la volontà, ma forse la sicurezza è più importante. Se ne parla poco, ma quando manca, calano l’impegno e il rendimento, e allora si parla d’indolenza, mancanza di volontà o anche di vera e propria incapacità.

Innanzitutto, consideriamo che la sicurezza è il risultato dell’appagamento di molte motivazioni, come essere riconosciuti nella propria soggettività e per i propri caratteri e non come soggetti tutti uguali, e quindi per l’apprezzamento dell’adulto, la scoperta di nuove qualità o, più semplicemente, avere constatato di sapercela fare.

Che cos’è la sicurezza nell’apprendimento? Pur essendo, come ogni tratto del carattere, un modo unitario di percepirsi e presentarsi, i fattori che la determinano agiscono a livelli diversi. Il primo è la consapevolezza di saper imparare, acquisita attraverso precedenti esperienze. Ricordiamo quando, a scuola, un bel voto inatteso era una caramella che succhiavamo per parecchi giorni e ci faceva guadagnare tempo nell’apprendimento successivo. O quando, dovendo preparare più esami contemporaneamente, bastava passare da uno difficile che sembrava impastarci il cervello a uno più facile che assimilavamo subito per sentirci nuovamente lucidi. O, ancora, nello sport, quando basta un risultato o una prestazione brillante per “sbloccarsi”, che in realtà significa agire d’istinto invece di soffermarsi troppo sul ragionamento per cercare di evitare l’errore.

In questi casi, anche un evento fortuito positivo diventa fattore di maggior sicurezza di fronte a nuove situazioni e, intanto, anche esperienza. I momenti favorevoli dell’apprendimento, infatti, si sedimentano nella memoria, e gradualmente diventano sempre più nitidi e recuperabili.

Altrettanto importante è la situazione educativa, cioè il rapporto, la nostra capacità di incuriosire e di stimolare a fare e cooperare, la nostra abilità a trovare i giusti modi per incoraggiare e l’attenzione a non impiegare stimoli negativi. Infine, la chiarezza degli obiettivi. Se gli allievi li conoscono, hanno una traccia sicura su cui sviluppare i ragionamenti e le azioni e, intanto, il vantaggio di poter creare e scegliere gli strumenti più adatti per raggiungerli.

Spieghiamoci meglio. Quando gli allievi sanno dove andare e come arrivarci, assumono l’informazione come strumento per risolvere un problema che conoscono, e per questo la assimilano più facilmente e ne possono subito verificare l’applicabilità pratica. Hanno l’opportunità di collaborare con contributi personali, perché conoscono gli obiettivi e i modi da impiegare per raggiungerli. Utilizzano esperienze già collaudate per completare la nuova informazione o per modificarla se credono di poter giungere meglio alla soluzione. Attribuiscono un valore diverso alle informazioni e le ordinano secondo la loro importanza ed efficacia rispetto al problema. Acquisiscono, quindi, la capacità di rilevarne il “punto nodale”, la parte che permette di desumere e ricomporre tutte le altre e che, gradualmente, diventa l’unica da ricordare. In questo modo, le conoscenze non sono più il risultato di un assemblaggio d’informazioni, ma la sintesi di ragionamenti ordinati in modo logico, che diventano essi stessi conoscenze adatte a risolvere altri problemi. Infine, esercitano creatività e intuizione perché la conoscenza degli obiettivi e la fiducia nei propri mezzi consentono di scegliere e di creare gli strumenti più adatti per raggiungerli.

Nello sport, chi è sicuro sa quali sono gli obiettivi possibili, conosce le proprie risorse e le sa impiegare, è consapevole di come si fa per rendere sempre allo stesso livello, se la gioca tutta anche con un avversario con il quale può perdere, mette sempre qualcosa di proprio in ogni iniziativa indipendentemente dal risultato e dall’avversario e si mette alla prova per migliorarsi, anche a rischio di sbagliare.

Ha un’autostima consapevole e obiettiva, non è appariscente, clamoroso, violento o inutilmente temerario, fa ciò che la situazione richiede e cerca di portarla fino in fondo o cerca di realizzare tutto ciò che è consentito ai suoi mezzi. E, infine, va oltre ciò che gli possiamo chiedere e insegnare, non offre dimostrazioni di “carattere” per convincersi di non avere paura e sa collaborare e mettersi al servizio.

Dr Vincenzo Prunelli

Nuovosportgiovani.it

 

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