Il gioco è un moltiplicatore delle capacità dei singoli

Il gioco è un moltiplicatore delle capacità dei singoli è un post pubblicato a luglio 2015. Lo riproponiamo per la sua attualità, a rimarcare l’importanza “ambientale” nella performance sportiva, soprattutto per i più giovani.

Quando una squadra gioca male, sembrano meno bravi tutti: anche Messi…Questa è una delle tanti frasi pronunciate dal Maestro Arrigo Sacchi che preferisco di più. Questo concetto vale tanto per gli adulti quanto per i giovani (da qui l’importanza di lavorare sul contesto ambientale per esaltarne le qualità in divenire).

Quanto detto da Sacchi offre uno spunto di riflessione. La parola “gioco”, infatti, sta per “gioco propositivo”, sinonimo di fantasia e creatività, fattore questo, da considerarsi come “processo evolutivo” del gioco del calcio. È dunque positivo sentir parlare allenatori che nel proprio club di appartenenza prediligono calciatori che garantiscono “questo tipo di gioco”.  È il caso di tutti quegli allenatori che prediligono nella propria squadra calciatori in grado di “leggere e interpretare in modo efficace la gara a seconda della situazione (uno dei segreti per selezionare il calciatore di talento)”.

Da qui si può capire, al di la del modulo applicato da ogni singolo allenatore, quanto sia importante avere nella propria squadra calciatori con capacità fisiche e tattiche tali da garantire rottura del gioco avversario (in Italia siamo maestri), solidità fisica ma, allo stesso tempo, abilità nel “costruire dal basso” una volta recuperato il pallone, il tutto condito da un elemento che nel calcio moderno fa la differenza: la velocità esecutiva (transizioni positive e verticalizzazioni)! Centrocampisti completi (e non solo…), dalla “mente lucida e capaci di interpretare il ruolo in funzione di un gioco dinamico e propositivo”. Per completezza, anche il portiere, dovrà partecipare attivamente alla manovra d’impostazione e garantire qualità ed efficacia all’azione di gioco.

Concludo dicendo che una squadra con le caratteristiche sopra descritte, non solo di rottura quindi, ma propositiva nei suoi più illustri interpreti (generalmente centrocampisti dai piedi buoni e intelligenti calcisticamente) diviene “fonte di ispirazione” per tutto il gruppo squadra e, conseguenza naturale, un “moltiplicatore delle capacità dei singoli”.

Ben vengono dunque tutti quei Mister capaci di “proporre situazioni tali da esaltare le qualità di ogni singolo calciatore e, conseguentemente, portano beneficio al risultato di squadra”. Già, il risultato…

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