Scuffet, anormalità del normale: “È la prima volta che vado via di casa”

Scuffet, anormalità del normale: “È la prima volta che vado via di casa”

Ha avuto occasioni importanti Scuffet. Lo aveva chiamato l’Atletico Madrid. Ma lui disse “No, grazie”. La sua crescita personale e sportiva richiedeva altro in quel momento. In pochi lo avrebbero fatto, presi dalla fascinazione dal successo immediato.

Qualcuno lo ha perfino ritenuto fin troppo scrupoloso, poco coraggioso e non in linea con il tempo. Ma lui va per la sua strada, quella che sente appropriata per la propria vita, forse agganciato ad un’idea calcio a misura d’uomo, ma non per questo meno ambizioso.

E così Scuffet decide di accettare la B, a Como. Una decisione non facile ed in cui non mancano lele piccole insidie quotidiane di una vita lontana da casa.

” È la prima volta che mi allontano da casa, ma la B è la scelta adatta a me” dice il portierone ex-Udinese.

In un mondo così veloce, fa quasi impressione una considerazione normale di un ragazzo dal talento cristallino. Caratteristica che lo rende senz’altro speciale.

Crescerà ed arriverà a grandi livelli (la Roma?). Ma Scuffet ha deciso di farlo a modo suo. Ne ha tutto il diritto. Chapeau!

CalcioScouting.com

 

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3 Replies to “Scuffet, anormalità del normale: “È la prima volta che vado via di casa””

  1. nicola mazzeo

    Perdonatemi se sono cosi diretto, ma se uno che nella sua vita ha pensato fin da bambino di fare il calciatore e a 18 anni compiuti lo chiama l’Atletico Madrid e lui rinuncia per gli amici, la fidanzatina, il babbino e la mammina è forse giusto che si trovi un impiego da cameriere, da pizzaiolo o ancor meglio – vista la mole – da carpentiere o da muratore.

  2. CalcioScouting

    Per raggiungere gli obiettivi ci sono molte strade.Non è detto che quella più plateale sia sempre la migliore, in quanto manca la controprova. Se un atleta si appresta ad affrontare un salto così grande senza sentirsi pronto, potrebbe andare incontro a figuracce serie e compromettere la propria carriera anche in modo irreparabile.
    Se fare un passo alla volta è un processo pianificato in grado di fortificarlo “dentro” e di renderlo più pronto al grande salto al momento giusto, ben venga. Quanti atleti hanno fatto la scelta più ovvia (agli occhi degli altri o magari di chi ne poteva approfittare) trovandosi poi a sbattere contro muri di cemento armato?
    Come dico sempre agli atleti cho ho avuto l’onore di seguire, non c’è mai una scelta giusta ed una sbagliata. Ma può esserci senza dubbio la TUA scelta.Io credo che stia seguendo la sua strada e per molti versi è ammirevole.
    Per seguire la sua metafora, se il sacrificio di sentirsi un “cameriere” nel calcio lo renderà chef in futuro, avrà vinto lui. Se non erro, la sua scelta fu dettata anche da motivi di studio.
    Come dice Anna, è vero, i treni passano una sola volta.
    Ma quello che sta probabilmente aspettando lui deve ancora passare. Magari sta solo cercando la stazione giusta dove prenderlo.

    Ovviamente queste sono tutte considerazioni generali
    Ma l’età ed il talento sono dalla sua parte.
    Vedremo.

    Grazie mille ad entrambi per i vostri pensieri.
    FC

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