PSICOLOGO DELLO SPORT E FALSI MITI. ECCO PERCHÉ È FIGURA ADATTA AL CALCIATORE

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PSICOLOGO DELLO SPORT E FALSI MITI. ECCO PERCHÉ È FIGURA ADATTA AL CALCIATORE

Prendo spunto dal post di Roberto per cercare di offrire un ulteriore semplice contributo finalizzato a portare un po’ di chiarezza in merito alla differenza esistente tra Psicologo dello Sport e Mental Coach, con l’obiettivo, mi auguro una volta per tutte, di eliminare nel lettore e nel calciatore alcune tracce di informazioni fuorvianti e assolutamente errate che girano spesso sul web.

Cercherò di elencarne alcune, le principali:

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AFFERMAZIONE: Il Mental Coach si occupa delle risorse, mentre lo Psicologo del disturbo e della Psicopatologia. 
FALSO: Lo Psicologo dello Sport, oltre ad avere competenze e strumenti idonei ad intervenire sul disagio psicologico con finalità di sostegno, preventive e riabilitative (in taluni casi anche grazie ad ulteriore specializzazione post universitaria che lo abilita al titolo di Psicoterapeuta) è un professionista che opera sulle RISORSE E LE POTENZIALITÀ DELL’ATLETA, individuando percorsi, strumenti e pratiche idonee a migliorare le abilità mentali dell’atleta allo scopo di ottimizzarne la performance, in virtù di un percorso formativo post lauream (master, corsi) inerenti specificatamente la Psicologia della Prestazione.

AFFERMAZIONE: Il Mental Coach opera sul presente dell’atleta, invece lo Psicologo dello Sport è un analista che si occupa del passato.

FALSO: Lo Psicologo, in base all’orientamento teorico personale ed ormai ben lontano da pregiudizi obsoleti, lavora moltissimo sul QUI ED ORA, ovvero sulle modalità attuali ed in essere di porsi dinanzi ad una situazione di crescita potenziale dal punto di vista prestativo.
La sua conoscenza approfondita della psicologia  e delle teoria scientifiche che la caratterizzano, consente allo Psicologo dello Sport di mettere il QUI ED ORA dell’atleta IN RELAZIONE anche al suo contesto personale e relazionale, potendo pertanto contare su aree di intervento e di conoscenza ben più complete ed armoniche. Essendo tra l’altro figura spesso proveniente dall’ambito della Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, lo Psicologo dello Sport è abituato a valutare la performance individuale in stretta connessione con l’ambiente sociale e relazionale in cui l’atleta esprime la propria prestazione sportiva, con annessi significati e dinamiche.

AFFERMAZIONE: Il Mental Coach si occupa di sbloccare la mente dell’atleta, mentre lo Psicologo dello Sport di eliminare eventuali problemi

FALSO: Il Mental Training effettuato dallo Psicologo dello Sport è un processo di Consulenza sviluppato per acquisire strategie mentali adatte a superare battute d’arresto psicofisiche, motivazionali ed emotive, gestire situazioni di stress, ottimizzare il recupero post-infortunio, migliorare la percezione di auto – efficacia, potenziare la performance. Se l’atleta presenta situazioni di difficoltà psicologica, lo Psicologo è in grado di intervenire, parimenti ad una situazione in cui un atleta, pur in totale assenza di disagi o blocchi particolari, ha come unico obiettivo quello di migliorarsi attraverso un processo di apprendimento e sviluppo delle proprie abilità.

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Ma vediamo nel dettaglio quali sono le aree di intervento dello Psicologo dello Sport, seguendo il documento ufficiale dell’Ordine degli Psicologi,

[feature_box style=”19″ title=”Aree principali di Ricerca dello Psicologo dello Sport” alignment=”center”]

  • Relazioni tra percezioni, rappresentazioni e condotte motorie; sui fattori intrapersonali, interpersonali, motivazionali e situazionali che influenzano le prestazioni individuali e di gruppo;
  • Tecniche più efficaci per la preparazione mentale alla competizione; 
  • Caratteristiche della prestazione sportiva ottimale; sui processi di miglioramento delle 2 convinzioni di efficacia personale e collettiva;
  • Definizione degli obiettivi (goal setting);
  • Tecniche di autoregolazione psicofisiologica e cognitiva;
  • Studio dei processi attentivi in relazione alle diverse richieste delle differenti discipline sportive;
  • Tolleranza al dolore nelle attività competitive;
  • Apprendimento e applicazione di competenze psicomotorie e psicosociali in differenti tipi di attività fisica e sportiva;
  • Dinamiche di gruppo e la leadership negli sport di squadra;
  • Relazione tra attività psicofisica e motoria e sviluppo personale e benessere psicologico;
  • Differenze individuali nelle attività sportive;
  • Ruolo e funzioni del coaching sportivo, ecc.

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Lo Psicologo dello Sport, quindi, oltre ad aver effettuato un percorso Universitario di 5 anni, aver conseguito una Laurea in Psicologia, aver compiuto un tirocinio professionale di un anno ed un impegnativo Esame di Stato che lo abilita all’esercizio della Professione, è una figura professionale che si è ulteriormente formata, perfezionando le proprie competenze, nell’ambito della Psicologia della Prestazione (attraverso Master e corsi di formazione e perfezionamento). Area di lavoro nella quale è chiamato continuamente ad aggiornarsi anche autonomamente attraverso attività di studio specifiche in relazione allo sport o agli sport nei quali opera in via prevalente, anche grazie alla fiorente e viva letteratura sull’argomento.

Uno degli aspetti che personalmente reputo più importanti nel far capire al lettore perché lo Psicologo dello Sport sia figura completa nel processo di counselling al quale è chiamato sta nel fatto che non è possibile scindere in due parti l’individuo (da una parte l’atleta, dall’altro la persona) ritenendo che sia logico intervenire sul primo senza che ciò abbia ripercussione alcuna sul secondo.

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Intervenire sulla motivazione, l’emozione, la gestione dell’ansia e dello stress, l’attenzione e la concentrazione, la definizione di obiettivi, l’attivazione fisiologica dell’atleta significa incidere in modo diretto sulla persona nella sua globalità, fornendo strumenti, conoscenze e competenze utili ad acquisire consapevolezza circa il proprio modo di “essere ed agire” nello specifica disciplina sportiva praticata.
Ciò garantisce processi di crescita armonica (quindi sia sportiva che personale)  dell’individuo con evidenti ripercussioni sul piano psichico globale. [/feature_box]

Lo Psicologo dello Sport può tra l’altro far ricorso (diversamente dal Mental Coach che non è abilitato a questo) a strumenti propri di tale figura professionale, come ad esempio i Test ed i Questionari validati scientificamente, attraverso i quali può raccogliere informazioni importanti nel processo di comprensione del profilo psicologico dell’atleta.

Tra l’altro, come già correttamente precisato da Roberto e come chiaramente  indicato nel documento sopracitato dell’Ordine professionale degli Psicologi:

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Lo psicologo dello sport interviene non solo a livello individuale, ma considera il gruppo (la squadra) come oggetto della sua azione facilitando le interazioni e comunicazioni efficaci, la cooperazione e la consapevolezza dei differenti ruoli e delle regole del gruppo e stimolando la coesione, il senso di appartenenza e la concentrazione sugli obiettivi comuni. Anche le problematiche organizzative e di gestione manageriale delle attività sportive e dei gruppi sportivi (ad esempio, nell’ambito di centri sportivi di ampie dimensioni) rappresentano un campo di intervento dello psicologo dello sport, che offre la sua expertise soprattutto nel coordinamento e nella facilitazione delle relazioni tra gruppi, nella progettazione di modelli di funzionamento organizzativo efficace e nella consulenza manageriale. La Psicologia dello sport richiede approcci interdisciplinari rispetto sia ad altre branche della psicologia (psicologia cognitiva, psicofisiologia, neuropsicologia, psicologia clinica, psicologia dello sviluppo, psicologia sociale, psicologia applicata e delle organizzazioni, ecc.) sia alle scienze dello sport e del movimento come la fisiologia, alla medicina dello sport, alle scienze dell’educazione.

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Insomma, il Mental Coach (o “motivatore” come in taluni casi viene chiamato) non fa nulla che non faccia già lo Psicologo che opera in ambito sportivo, essendo le sue competenze già parte integrante della propria normale operatività quotidiana, alla quale tale professionista può aggiungere le competenze, gli strumenti e le esperienze tipiche della propria professione, in senso più ampio.

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Ecco perché lo Psicologo dello Sport è figura assolutamente indicata per occuparsi della preparazione psicologica del calciatore professionista, e non professionista.

Come dico sempre,
non dimentichiamoci che anche i ragazzi che non praticano quest sport a livelli professionistici possono beneficiare tantissimo di un percorso di Mental Training, che nutre ed alimenta il percorso di crescita personale dei ragazzi senza alcun tipo di controindicazione.

Personalmente ho avuto il piacere e l’onore di collaborare con atleti di varie discipline: il Calcio, il Tennis, il Basket, il Tiro a Segno, il Tennis Tavolo, il Pattinaggio artistico, il biliardo.

Ed ho quotidianamente l’onore di collaborare con un allenatore (Roberto) grazie al quale apprendo ogni giorno competenze di campo specifiche attraverso una sorta di Training Calcistico costante per me fondamentale nella possibilità di supportare al meglio il calciatore, con linguaggi ed elementi sempre più attenti alle logiche e dinamiche di campo.

La bellezza di tale lavoro sta  nella possibilità di lavorare con l’atleta e di scoprire insieme a lui quanto grande possa essere  il margine di miglioramento individuale.
Un lavoro difficile, bello e stimolante per quanto inserito in un contesto culturale ancora troppo ancorato su sciocchi pregiudizi.

Dott. Fabio Ciuffini
Psicologo dello Sport

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