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Calcio&Divertimento: cosa NON fare con i bambini in campo

Calcio&Divertimento: cosa NON fare con i bambini IN CAMPO

Spesso sentiamo parlare dell’imprescindibile necessità di adottare metodi di allenamento divertenti, in grado di stimolare i bambini a ricercare, attraverso il gioco, il proprio benessere psicologico  e positive dinamiche di relazione, oltre a crescere a livello sportivo. Molti sono gli spunti di riflessione ed operativi che si possono raccogliere su testi e articoli  in questa direzione (attività, esercitazioni, approcci metodologici e pedagogici). Meno numerosi sono i contributi che sottolineano i comportamenti che sarebbe opportuno evitare. Pertanto, ho pensato di sintetizzarne velocemente alcuni, senza pretesa di esaustività, focalizzandomi sul lato tecnico-sportivo:

►eccessiva strutturazione dell’allenamento (poco spazio per l’improvvisazione, la novità o la scoperta autonoma di nuove attività – magari costruite insieme al mister -)
►ripetitività dell’allenamento (fare sempre le stesse cose)
►approccio al lavoro quotidiano su base fisico-atletico e non ludico (iniziare l’allenamento con attività faticose e standardizzate e non con la partitella, utile a dare ai ragazzi l’opportunità di scaricare energie accumulate a scuola) 
►modesto ricorso al tiro in porta (il goal è il bersaglio del calcio, il tiro in porta…la freccia!)
►scarsa competitività intragruppo (assenza di gare interne e sfide, torneini etc.)
►eccessiva attenzione al risultato (conta solo vincere e non divertirsi e giocar bene per crescere)
►incoerenza tra ciò viene professato e ciò che viene fatto (discrepanza tra regole e loro applicazione)
►comportamenti verbali e non verbali aggressivi durante l’allenamento e la partita
►ipercriticismo (sentirsi sgridati in continuazione) ed approccio punitivo con scarsi (o incoerenti) rinforzi positivi
►inibizione della creatività e del talento (es. eccessivo tatticismo)
►trascuratezza degli ambienti
►modesta attenzione alle dinamiche di gruppo (es. episodi di bullismo, scarsi momenti di condivisione extra-campo)
►scarso minutaggio di gioco
►approccio formativo e tecnico non adatti all’età evolutiva
►approccio serioso all’allenamento da parte del mister (modesta empatia)

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Dott. Fabio Ciuffini
Psicologo dello Sport

 

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