Motivazione e potenziale di crescita del calciatore: 4 aree di lavoro su cui riflettere

Sappiamo tutti, sulla nostra pelle, quanto sia agevole trovare motivazione facendo ciò che ci diverte. Preferiamo investire energie in ciò che ci trasmette linfa vitale, ma anche in ciò che ci fa sentire forti, competenti.

Eppure, lo spazio di crescita, quando parliamo di sport, sta probabilmente anche laddove inizia la noia, dove si annida la fatica fisica e mentale di esercizi ed attività ripetitivi.

Un calciatore, durante l’allenamento settimanale, entra in contatto frequentemente con 4 aree di attività:

  • quelle che divertono e da cui trae feedback positivi in termini di riuscita (es. la partitella)
  • quelle che non divertono ma in cui è forte (es. tattica)
  • quelle che divertono ma che producono feedback negativo sul piano della prestazione (tiro in porta con il piede “debole”)
  • quelle che non piacciono e che non producono neppure risultati immediatamente apprezzabili in termini di efficacia ed efficienza (es. parte atletica)

Bene, dove sta la principale area di miglioramento?

Va da sé che la risposta si orienti verso “ciò che non viene bene”, ed in cui l’atleta abbia margini di crescita evidenti.

Tuttavia la discriminante mentale fa la differenza per comprendere quanto siano importanti tutte e 4 le aree di lavoro, seppur in modo diverso:

  1. Se il calciatore si allena su ciò che piace e viene bene, sarà sempre capace di rigenerare continuamente energie, alimentando entusiasmo e passione, gioia ed allegria nel lavoro. Potenziando, in pratica, la propria motivazione intrinseca al lavoro.
  2. Se lavora su ciò che non piace ma viene bene, riuscirà nel tempo a “toccare con mano” quanto sia possibile migliorarsi pur in assenza di entusiasmo nel qui ed ora del lavoro.
  3. Se un calciatore si impegna in ciò che piace ma non viene bene, avrà verosimilmente maggiore persistenza nell’allenamento proprio perché trae piacere dalla ripetizione di un gesto divertente ma che ancora non gli riesce alla perfezione.
  4. Se l’allenamento verte su ciò che non piace e non viene bene, molto probabilmente allenerà la capacità di resistere alla frustrazione ed alla fatica (quindi migliorerà la propria resilienza).

L’aspetto mentale del lavoro prevede che l’atleta sia consapevole di ciò che lo frena in allenamento, essendo istintivamente e continuamente alla ricerca di adrenalina e feedback positivi.

Talvolta, tuttavia, appare poco attento al valore offerto dalla ripetitività, dalla abnegazione, e anche da quel pizzico di disagio derivante dal senso di inefficacia in un particolare aspetto della propria prestazione, che lo induce a mollare, a polemizzare o magari a scoraggiarsi un po’.

Rendersi consapevole di tale dinamica può favorire nel giocatore una presa di coscienza di quanto possa migliorare il proprio approccio al lavoro quotidiano, sviluppando la cultura del “giusto sforzo“.

Dott. Fabio Ciuffini
Psicologo dello Sport & Mental Trainer
Per info su percorsi di preparazione mentale nel calcio:

3200298136
ciuffinifabio@gmail.com

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