48 millisecondi decisivi: attenzione e tempi di reazione nel calciatore in fase di passaggio

cronometro

Allenare l’attenzione del calciatore mediante… il movimento del compagno

Gli allenatori di calcio conoscono l’importanza di sviluppare nei giovani calciatori il concetto di “spazio” e quanto questo possa tradursi nella possibilità di acquisire movimenti funzionali alla manovra collettiva, anche a vantaggio dell’apprendimento dei “tempi di gioco”.

Spostandoci su un piano psicologico, ritengo utile soffermarsi su una variabile delicata in questo specifico contesto, ovvero l’attenzione ed i tempi di reazione correlati.

Quesito: La prevedibilità di un movimento di un calciatore nello spazio può essere utile ad incrementare il livello di “efficienza attentiva” del compagno di squadra che effettua il passaggio?

Possiamo dire, per semplificare, che l’attenzione di un calciatore può essere endogena (ossia rivolta verso fattori interni che non richiedono atto motorio – es. movimento oculare -) oppure esogena (rivolta ad elementi esterni che, al contrario, lo richiedono).

Se un calciatore dirige gli occhi verso uno spazio alla ricerca di un compagno in fase di inserimento, la sua attenzione esogena sarà colta da un “canale” utilizzabile per effettuare un passaggio. Questo processo richiede un tempo, che consiste in quei millisecondi necessari a spostare il focus visivo nella direzione richiesta.

Considerando che l’attenzione degli sport “open skill” come il calcio è fortemente soggetta a numerosi stimoli e distrattori interni ed ambientali (compagni, avversari, movimenti, colori, suoni, odori, strategie etc…) è evidente quanto anche “risparmiare” una frazione di secondo possa essere decisivo nell’aumentare la velocità e l’efficacia di un’azione.

Se il calciatore che passa la palla nello spazio conosce già ed anticipa il movimento del compagno, tale processo determina una diminuzione sostanziale del tempo di reazione richiesto per orientare il focus attentivo ed effettuare questa “scelta” . Al contrario, laddove la direzione seguita da chi dovrà ricevere la palla debba essere “vista” ed “interpretata”, l’azione sarà più lenta”

Per usare una metafora, è come se il calciatore in possesso palla fosse dotato di un fascio luminoso che “fuoriesce” dai suoi occhi e che si sposta nello spazio nella direzione del movimento del compagno che si inserisce, anticipandolo.

Se tale movimento è in effetti “anticipato” da una previsione affidabile e corretta della posizione che sarà presto ricoperta dal compagno (grazie all’allenamento ed alla conoscenza reciproca che diviene elemento anticipatorio per l’attenzione e la “scelta” nel passaggio) , il calciatore in possesso palla riuscirà a orientare quel fascio di luce in modo efficace ancora prima di spostare gli occhi o addirittura senza neppure farlo con un processo “endogeno” o periferico (la “coda dell’occhio”).

Il risultato è una velocizzazione della dinamica di gioco ed un incremento di efficienza del passaggio e dell’inserimento del compagno, che riceverà la palla nello spazio, con la traiettoria, ed al momento “giusti”.
Secondo gli studi sull’attenzione da parte di Posner (1980), se una persona prevede correttamente la comparsa di uno stimolo tramite un processo “valido” (ossia anticipato da un avvertimento corretto che ne segnali la posizione) la sua capacità di spostare rapidamente l’attenzione verso quello stimolo aumenta in efficienza (di circa 48 millisecondi).
La differenza tra un passaggio corretto ed uno sbagliato.

La conoscenza di questo tipo di meccanismo attentivo può favorire l’evoluzione dei tempi di gioco “allenando” in modo indiretto l’attenzione dei calciatori ed il loro tempo di reazione da un punto di vista cognitivo in fase di passaggio, potenziando cioè la probabilità di “conoscere in anticipo” la posizione dei compagni e riducendo i tempi di “elaborazione” dell’informazione, velocizzando così la manovra.

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Dr Fabio Ciuffini
Psicologo dello Sport
Per info ciuffinifabio@gmail.com
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