Allenabilità e maturazione fisica del giovane calciatore

Allenabilità e maturazione fisica del giovane calciatore (prima parte)

a cura di Gennaro Falanga

Per costruire un programma di allenamento a lungo termine l’età anagrafica non è un indicatore significativo per definire la maturità dell’atleta e del calciatore. Come abbiamo visto in altri contributi, lo sviluppo organico non avviene in modo lineare. Ricordo, a tal proposito, che la fase di crescita è caratterizzata da continue modificazioni fisiche, emotive, psichiche e cognitive, tali da influenzare la performance del giovane, in modo positivo o negativo. Per individuare i periodi critici e sensibili in funzione della crescita, è necessario determinare l’età biologica del singolo individuo determinando il parametro più importante, ovvero il picco di crescita (PHV) che, generalmente, avviene negli uomini intorno ai 14 anni.

In base al PHV è possibile evidenziare delle fasi sensibili “windows of opportunity” per lo sviluppo di determinate capacità motorie che contribuiscono alla formazione dell’atleta (Balyi 2003). In particolare, il periodo per picco di crescita (PHV) è caratterizzato da:

  • completamento del processo di mielinizzazione delle fibre nervose che determinano un aumento della coordinazione intermuscolare e intramuscolare e controllo motorio (Viru et al 1999)
  • incremento della concentrazione di androgeni, dalla differenziazione delle fibre muscolari e dalla stabilizzazione dei livelli di fosfocreatina (Meyer et al 2011)
  • sviluppo della massa muscolare sotto spinta ormonale.

Quasi tutte le attività fisiche incorporano forza, velocità, resistenza, flessibilità e coordinazione, secondo diverse combinazioni di questi elementi. Gli esercizi di forza implicano vincere una resistenza; quelli di velocità massimizzano rapidità e alta frequenza di movimento; gli esercizi di resistenza implicano lunghe distanze, lunga durata o molte ripetizioni; e quelli di flessibilità massimizzano il range articolare, in fine gli esercizi di coordinazione presuppongono movimenti complessi.

La capacità di eseguire alcuni esercizi varia da atleta ad atleta. Nello specifico, per ciò che concerne il gioco del calcio, l’abilità di un calciatore di competere ad alti livelli è influenzata dalle sue doti genetiche per quanto riguarda forza, velocità e resistenza. Queste sono chiamate capacità motorie condizionali, qualità fisiche generali o abilità biomotorie. Ma ciò non è sufficiente, che se ne dica, aI raggiungimento di un’adeguata performance sportiva.

Il successo nell’allenamento e nella competizione non è determinato unicamente dal potenziale genetico di un atleta. Dati alla mano, solo coloro che si impegnano con costanza per raggiungere la perfezione in allenamento, attraverso la determinazione e una pianificazione metodica basata sulla periodizzazione, raggiungono il podio o aiutano la propria squadra a vincere una partita e un torneo di prestigio. Deduco che, sebbene le capacità motorie condizionali siano molto importanti, l’abilità di un atleta di concentrarsi in allenamento e in gara, e di rilassarsi nel momento più appropriato, può fare la differenza sul risultato finale

Per sfruttare al massimo il proprio potenziale genetico un atleta deve prestare molta attenzione agli adattamenti fisiologici derivanti dall’allenamento (Tudor Bompa, PHD ; Prof.Carlo A Buzzichelli “ Periodizzazione dell’allenamento sportivo”).

 

Rimanendo in ambito motorio, nel prossimo articolo entreremo maggiormente in dettaglio analizzando  le capacità condizionali, gettando le basi per la corretta periodizzazione del gesto atletico.

Le basi fisico atletiche della prestazione eccellente
SKILL E COORDINAZIONE

VELOCITÀ

RESISTENZA

FORZA

(fine prima parte)

 

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3 Risposte

  1. nicola mazzeo ha detto:

    tre piccole considerazioni: 1) L’articolo tratta in modo lineare e logico l’argomento, pur con la necessaria sintesi; 2) occorrerebbe aggiungere, per stretta correlazione esistente, gli aspetti della propriocezione che da sola determina una fondamentale capacità coordinativa speciale che è quella dell’equilibrio dinamico, statico e in volo; 3) Occorrerebbe fin dall’età prepuberale inserire nelle metodologie di allenamento con le giuste modalità elementi di forza, controllo e coordinazione, da sviluppare contemporaneamente e simultaneamente. Diversamente, si creano nel corso dell’età evolutiva assetti coordinativi non funzionali i cui maldestri effetti si riverberano sulle possibili riuscite future dell’atleta. Da ciò discende la delicatezza assoluta del ruolo dell’allenatore e dell’allenamento che uno dei piu’ grandi specialisti della materia, Carlo Vittori ha definito come ” un processo pedagogico educativo complesso che si concretizza nell’organizzazione dell’esercizio fisico ripetuto in qualità, quantità ed intensità tali
    Da produrre carichi progressivamente crescenti in una continua variazione del loro sviluppo,
    per stimolare i processi fisiologici di supercompensazione dell’organismo e migliorare le
    capacità fisiche, psichiche, tecniche e tattiche dell’atleta al fine di esaltarne e consolidarne
    il rendimento in gara”. Nella maggior parte dei casi i calciatori non raggiungono il livello che gli competerebbe perché la proposta tecnica complessiva di allenamento è mediocre e quindi incapace di stimolare al meglio tutte vie cognitive.

    • CalcioScouting ha detto:

      Ciao Nicola, come non essere d’accordo con te? In altro contributo è stato introdotto il concetto di “senso percezione”. Ti invio il link per maggior approfondimento https://www.calcioscouting.com/origine-gesto-tecnico/
      Nella seconda parte dell’articolo Gennaro ci parlerà in maniera semplice delle capacità condizionali.
      Come sempre siamo lieti di ospitare i tuoi commenti sulla nostra piattaforma. Cari Saluti

      • nicola mazzeo ha detto:

        Grazie. Ricambio i saluti, con rinnovata stima per le persone e per il lavoro svolto. Mi scuso per la incompletezza della mia informazione.

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