Allenamento mentale del portiere: 3 aspetti essenziali per gestire la performance

Allenamento mentale del portiere: 3 aspetti essenziali per gestire la performance

Ci sono momenti in cui un portiere para tutto, colto da una sorta di benedizione ed esaltazione che sembra renderlo invincibile. Capitano poi fasi in cui, al contrario, anche il più semplice degli interventi diventa un incubo: uscite a vuoto, passaggi rischiosi e goffi al compagno, errori incredibili che nessuno (lui compreso) potrebbe mai attendersi ed in grado di attivare stati di frustrazione, umiliazione, vergogna.
In fondo, lo sappiamo. Il ruolo è delicato, delicatissimo. La sicurezza del portiere e la sua reattività dinanzi alle difficoltà, parimenti alla sua capacità di esaltarsi in gesti tecnici talvolta spettacolari, spesso decisivi, lo rendono personaggio prioritario in una squadra.

Ma in che modo un portiere può imparare a gestire le fasi di esaltazione e la fasi di frustrazione?
È possibile, insomma, fornirgli strumenti in grado di allenarlo mentalmente a ritrovare velocemente l’equilibrio, a maturare resilienza, a mantenere un livello di concentrazione positivo e costante? 
La risposta è sì

Al netto di fattori temperamentali e di personalità che predispongano e favoriscano l’oscillazione da momenti di protagonismo a fasi di isolamento psicologico e di gioco (in base all’evolversi della partita), è indubbio che un’ adeguata preparazione psicologica (mental training) può aiutare molto un portiere nella gestione di tre aspetti che reputo fondamentali in questo ruolo:

•la gestione emotiva
•l’allenamento del focus attentivo
•il dialogo interno

In estrema sintesi, la gestione emotiva implica la possibilità di fornire al portiere strumenti e tecniche in grado di definire, rilevare e portare ad un elevato livello di consapevolezza le emozioni positive e negative che possono influire sul livello prestativo, sia in momenti di esaltazione, che in fasi di difficoltà.

L’Emotional Profiling, tecnica che può servirsi anche di strumenti professionali integrativi, test e questionari di specifico utilizzo da parte dello Psicologo dello Sport e paralleli al colloquio con l’atleta, è in grado di:

•definire le emozioni positive e negative attivate in specifici frangenti (uscite,chiusure, rigori, dialogo con i compagni di reparto)
•favorire l’individuazione di tecniche utili (ad esempio tramite visualizzazione e rilassamento) che possano agevolare stati emotivi antagonisti rispetto alla difficoltà
•attivare azioni di rinforzo o protezione di vissuti di esaltazione i quali, se estremizzati, possono condurre anche ad un calo del livello di attenzione.

Allenare il focus attentivo significa invece lavorare con il portiere al fine di individuare in primis il proprio modo di gestire l’attenzione (stile) tracciando poi le basi per rilevare quello più adatto al tipo di intervento da compiere.
In pratica si tratta di:

•rendere consapevole il portiere circa il funzionamento del processo attentivo e selettivo delle informazioni disponibili
•allenarlo a spostare l’attenzione in modo finalizzato attraverso esercizi in grado di potenziare la gestione di fattori di distrazione
•favorire la sua concentrazione su stimoli rilevanti (ad esempio il movimento degli attaccanti, la posizione ed il comportamento del rigorista o le proprie sensazioni emotive e corporee associate alla performance)

Infine, il dialogo interno.

Il modo con cui un portiere parla a se stesso, utilizzando parole chiave, frasi brevi o lunghe, terminologie basate sul rinforzo positivo o il rimprovero, sono variabili importanti in questo ruolo. Il Mental training consente al portiere ed allo Psicologo dello sport di individuare insieme processi di pensiero disfunzionali alla performance che possano portare l’atleta, ad esempio, a:

•scoraggiarsi
•deconcentrarsi
•perdere di fiducia nei propri mezzi
•svalutarsi
•esaltarsi oltre misura rischiando di perdere di vista stimoli rilevanti o azioni in corso

Lo scopo è quello di favorire, al contrario, dialoghi interni orientati e finalizzati, capaci di stimolare positività, sicurezza, attenzione, gestione corretta delle energie psicofisiche, del dolore o della stanchezza.
Le varie attività prevedono sedute (specificatamente progettate) di rilassamento e di training autogeno che forniscono basi fondamentali nella preparazione psicologica del portiere i cui benefici possono essere sperimentali sia durante l’allenamento mentale che, direttamente, sul campo.

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Dr Fabio Ciuffini,
Psicologo dello Sport
Per info ciuffinifabio@gmail.com
oppure visitare il Sito Web personale

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Una risposta

  1. 7 marzo 2017

    […] . Molte volte in campo mi sono sentito solo ripensando agli errori o ai salvataggi….E Quindi è determinante l’aspetto psicologico, spesso  sollecitato in base alle situazioni di gioco. Il carattere dell’atleta è […]

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