Come riconoscere un calciatore “superiore”?

Come riconoscere un calciatore superiore?

Una gran bella domanda questa. Per rispondere ci viene in aiuto un calciatore del passato. Un campione vero degli anni ’70-’80. Un tal Eraldo Pecci che i suoi compagni del Torino chiamavano affettuosamente “Barattolo” per la sua fisicità atipica. Di origine romagnola Pecci si è distinto nel periodo storico suddetto, oltre per l’innata ironia e allegria, perché con i piedi era uno parecchio bravo. Proprio nel Toro giunge dalla precedente società di appartenenza, il Bologna.

Qui, insieme ai campioni del calibro di Ciccio Graziani, Paolo Pulici, Renato Zaccarelli, Claudio e Patrizio Sala, il mister Gigi Radice e tutti gli altri, ha costruito il gioco fantasioso e intelligente che ha condotto il Torino alla conquista dello scudetto ’75-76. Dei suoi compagni Pecci racconta nel suo libro “Il Toro non può perdere” alcuni esilaranti stralci della sua carriera calcistica, fatta di aneddoti irresistibili.

Noi di calcioscouting ne abbiamo estrapolate alcune parti consapevoli che è il campione vero colui che può aiutarci a stilare l’identikit del calciatore “superiore”. La sua esperienza e il suo “vivere il calcio” dentro e fuori dal campo, ci  aiuta a comprendere le differenze tra chi “gioca e respira a pieni polmoni”, rispetto a coloro che “si piangono addosso”…

Iniziamo…

Nei primi giorni di ritiro mi accorsi di essere capitato in un gruppo come si deve. Gente che non si lamentava della fatica, aveva delle opinioni e sapeva ascoltare quanto dicevano gli altri. Nel gruppo c’era una grande qualità tecnica unita a una naturale modestia.

Da queste dichiarazioni si capisce che l’ambiente era costituito da calciatori predisposti ad imparare con un elevato grado di disponibilità e reciprocità, della serie: l’unione di intenti fa la forza del gruppo.

In tutte le attività della vita, i più bravi sono anche i più disponibili verso gli altri. Dal loro sapere deriva un atteggiamento con poche insicurezze e ombre. Nel tempo ho avuto conferma che la differenza più marcata tra un calciatore di categoria superiore e uno di categoria inferiore sta molto spesso nella FORMA MENTALE più che nella tecnica o nel fisico.

Continua nella sua disamina Pecci.

Più scendi di livello, più trovi ragazzi presuntuosi e ricchi di alibi:

"Sono stato SFORTUNATO ma ero meglio di Tizio che gioca nel Milan" .

"L’allenatore ce l’aveva con me sennò…"

"Ero un fenomeno ma mi piaceva la fi…"

Frasi tipiche di ragazzi non arrivati, persi per strada.

Ma eccoci al clou, all’illuminazione. 

“Più uno è CAMPIONE e più è disposto alla FATICA, al SACRIFICIO, ANALIZZA  e CAPISCE i PROPRI ERRORI, i PROPRI LIMITI e NON SCARICA su altri colpe e responsabilità. Ha FIDUCIA in SÉ e NEL COMPAGNO al quale CONCEDE, ricambiato, il MASSIMO CREDITO”.

Pecci ci racconta il rapporto con i suoi compagni di club, calciatori che, a rammentarli, fanno ancora venire la pelle d’oca.

“Se dicevo a Claudio Sala, Giancarlo Antognoni o a Diego Armando Maradona: - corri là - LORO LO FACEVANO SUBITO, VOLENTIERI. Sapevano benissimo che un compagno in una zona del campo con più visuale poteva solo indirizzarli verso qualcosa di utile per la squadra , e ci andavano come ci andavo io quando arrivava un urlo dal portiere o da un difensore. Il mediocre non ci va, o si muove svogliatamente, come se ti facesse un piacere, come se qualcuno volesse sfruttarlo”.

E ancora.

“Il campione ti ringrazia per il suggerimento e ti esorta a ripeterlo ogni qualvolta se ne presenti l’occasione. Il mediocre fa il muso. Il campione è felice di quel che fa. Il campione capisce subito, all’altro occorrono mesi o anni, se mai riuscirà a capire".

Sulla durezza degli allenamenti quando giocava nel Napoli ricorda..

“Non ho mai sentito un giocatore bravo lamentarsi della durezza degli allenamenti. Il mediocre, quando arriva la fatica che annebbia il cervello, comincia a mugugnare, si lamenta. Gli viene naturale”.

Il pensiero sintetico di Eraldo Pecci ci offre l’idea concreta di chi si cela dietro al calciatore professionista. Ma Pecci va oltre, ci fa capire CHI SONO davvero i campioni, quali sono le loro caratteristiche psicologiche prima ancora che tecniche, tattiche e fisico-atletiche. La fotografia di un recente passato che va a stabilire una connessione diretta con il presente dei tanti giovani calciatori. Di loro, solo pochi riusciranno a raggiungere livelli da “calciatore superiore”.

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Una risposta

  1. 6 marzo 2017

    […] nella gara la componente principale che fa la differenza è la componente COGNITIVA, la capacità di elaborare nel breve termine gli stimoli ambientali per poi eseguire azioni efficaci ed efficienti dal punto di vista […]

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