Con gli occhi di chi fischia: anche gli arbitri sono esseri umani!

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CON GLI OCCHI DI CHI FISCHIA

Anche gli arbitri sono esseri umani!

Non è raro, girovagando fra i campi da calcio giovanili, imbattersi in una situazione che si ripete piuttosto frequentemente e un po’ dappertutto: le proteste. Ma le proteste sono parte del gioco, sono qualcosa di indissolubilmente legato ad una decisione che, inevitabilmente, favorisce una squadra e ne penalizza un’altra (esuliamo un attimo dal fatto che, solitamente, la squadra penalizzata ha commesso un’irregolarità, e quindi si è “meritata” la punizione). Tuttavia, c’è protesta e protesta.

Il regolamento del calcio vorrebbe che fosse il capitano – e solo il capitano – a difendere le ragioni della propria squadra dopo il fischio dell’arbitro; oggi invece le mischie intorno al povero direttore di gara sono all’ordine del giorno, o meglio, della giornata. Se poi a sbraitare sono i genitori dalle tribune, allora si arriva ad assistere a delle scene veramente surreali, in cui una persona si vede trattata a male parole (ed è un eufemismo) per aver preso una decisione di cui, qualche ora dopo, nessuno ricorderà nulla.

Se non vi siete mai chiesti cosa possa provare un arbitro in tali circostanze, ecco, ce lo siamo chiesti noi, e abbiamo raccolto le sensazioni di Daniele (nome di fantasia), un giovanissimo fischietto toscano.

Salve, il mio nome è Daniele, ho venti anni e, tra una lezione e l’altra in facoltà, quando arriva il fine settimana, unisco l’utile al dilettevole facendo l’arbitro nei campionati giovanili. Dopo un periodo di “gavetta”, ho cominciato ad arbitrare gli Esordienti, cioè i ragazzini che giocano i loro primi due anni nel campo a 11… Il salto di qualità è grande per loro, ma lo è anche per noi direttori di gara, perché dobbiamo abituarci ad essere sempre vicini all’azione in un campo molto grande. Fortunatamente, fino a poco tempo fa facevo l’esterno di centrocampo, e di fiato ne ho da vendere…

Con i giocatori cerco di instaurare un rapporto di collaborazione, mantenendo comunque un atteggiamento professionale, atto a far capire loro che ho in pugno la situazione. Nel calcio ci sono regole, come in ogni sport, ed è mio compito farle rispettare, anche e soprattutto perché tutti si divertano!

Ad ogni modo, col passaggio agli Esordienti, sono aumentate le controversie dopo alcune mie decisioni… Fondate o infondate che siano le polemiche in campo, tutto si risolve di solito con una mia spiegazione al capitano e, al limite, al giocatore interessato, ma spesso dagli spalti mi giungono parole poco lusinghiere. Si fa presto a farci l’abitudine: “Mettiti gli occhiali”, “Ma cosa fischi?”, “Arbitro, sveglia!”, “Hai perso il fischietto?” e così via. Sono esclamazioni da tifoso, naturali, anche se urlate in malo modo, e vanno prese per quello che sono. Quando però si va sul personale, allora sì che fa male…

Qualche giorno fa, il fattaccio: fischio un fallo sulla linea laterale, mi avvicino al giocatore che lo ha commesso per ammonirlo quando un signore appoggiato alla rete che delimita il terreno di gioco comincia a gridarmi contro. Vi lascio immaginare gli insulti, sarà capitato anche a voi di assistere ad episodi simili… Insulti pesanti, comunque, diretti a me e alla mia famiglia. Mi sono sentito male, ferito da questo atteggiamento così aggressivo, provocato da nulla se non da un fallo da me sanzionato. Oltretutto, nessuno tentava di fermare il mio aggressore verbale, come se tutti fossero abituati a quel comportamento. Fatto sta che non ho retto il confronto faccia a faccia (e come potevo?), e, per non abbassarmi al suo livello, ho voltato le spalle al signore e mi sono allontanato; volevo solo far riprendere il gioco e smettere di pensare ai vari epiteti che mi erano stati urlati contro, e che continuavano a giungermi anche da lontano. Ero pieno di rabbia, non ho assegnato recupero e sono andato nello spogliatoio appena ho potuto, per sfogarmi e lavar via le offese sotto il getto di una doccia calda.

Probabilmente mi dovrò abituare a persone del genere, ma questa prima volta non la scorderò mai.

Daniele

Pubblichiamo volentieri l’esperienza di Daniele, e insieme a lui lanciamo un appello a tutti i genitori e a tutti i tifosi in generale:

Prima di offendere il direttore di gara, da dietro la rete o dall'alto delle tribune, mettetevi nei suoi panni, nei panni di chi sta lavorando per far divertire voi e i ragazzi che state guardando, nei panni di una persona che, per fare l'arbitro di questi tempi, ha davvero un gran fegato.

Federico Targetti

federico

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