Focus CROTONE: La sfida salvezza con l’Empoli ed il Teorema di Nicola.

IL TEOREMA DI NICOLA

L’equazione che ha permesso ai pitagorici del Crotone di ottenere la salvezza

Stagione 2016/2017: il Crotone in Serie A per la prima, storica volta!

Probabilmente le possibilità che gli squali si salvassero erano le stesse del Leicester campione d’Inghilterra, e, sebbene si tratti di imprese diverse per portata e risonanza mediatica, a Crotone la gente ha 5000 motivi a 1 per festeggiare sulle note di Rino Gaetano.
Il cielo, in questi casi, è sempre più blu. Un blu intenso, profondo, di una tonalità simile a quello che colora le divise dell’Empoli, la squadra che sarà ricordata per aver subito questa assurda rimonta.

Come è stato possibile?
A bocce ferme, i numeri ci dicono che, nei mesi di aprile e maggio, il Crotone ha raccolto 20 dei 27 punti disponibili, mantenendo un passo addirittura superiore a quello della ormai leggendaria Juventus che si appresta a giocarsi il Triplete. E l’Empoli? L’Empoli ne ha totalizzati 10. La forbice, il primo di aprile, era di otto punti. E, purtroppo per i tifosi del Castellani, questo non è un pesce…

Dieci punti in nove gare, per una squadra che si gioca la salvezza, non sono affatto un magro bottino; il problema, semmai, è stato che, nelle precedenti 29, i toscani avevano raccolto la miseria di 22 lunghezze. Troppo poco per mettersi al sicuro da miracoli che, nel calcio moderno, tendono a concretizzarsi sempre più di frequente.

Al Crotone, fermo, dopo la sconfitta in extremis patita allo Scida contro la Fiorentina, a 14 punti, serviva qualcosa di straordinario. Innanzitutto, una buona parte del merito va alla società, per aver dato fiducia fino in fondo ad un uomo, Davide Nicola, che ha dimostrato ampiamente di essere un allenatore con gli attributi necessari alla massima serie italiana; quindi, un plauso va fatto alla perseveranza dello stesso mister, la cui storia dimostra chiaramente che non ci si deve mai arrendere, neanche di fronte a difficoltà ben più grandi del rischio di una retrocessione; infine, i giocatori, che hanno seguito la propria guida e gettato il 4-4-2 oltre l’ostacolo: Cordaz, il capitano tra i pali, Ceccherini e Ferrari, Crisetig e Barberis, Falcinelli e Trotta, Simy, Tonev, Rohden, Nalini. Nessun campione, ma Uomini uniti da un obiettivo comune e dalla fiducia nelle proprie capacità di raggiungerlo. Alcuni con storie da film (Andrea Nalini che passa dalla fabbrica alla doppietta-salvezza rifilata alla Lazio), altri con carriere da “bomber di provincia” in cerca di riscatto (Diego Falcinelli, molta farina del suo sacco in questa cavalcata). Tutti per uno, uno per tutti!
Vittoria a Verona col Chievo, successo clamoroso in casa con l’Inter, pareggio a Torino in casa del Toro, battuta la Samp a Marassi, inchiodato il Milan sull’1-1 in Calabria, sconfitto di misura il Pescara in Abruzzo, stesso risultato sette giorni dopo sull’Udinese allo Scida, un doveroso e forzato inchino ai campioni d’Italia e poi gran finale col 3-1 alla Lazio e il contemporaneo harakiri dell’Empoli a Palermo.

Esaltante!!!

Ma è tutto frutto della bravura di Nicola e dell’unione dei suoi giocatori? Mi piace pensare di sì, e me lo auguro come se lo dovrebbe augurare qualunque appassionato di questo incredibile sport.
Eppure, proviamo a riprendere sott’occhio la successione delle nove partite dell’impresa…
Chievo, Toro, Samp e Udinese non avevano più nulla da chiedere al campionato; Inter e Milan non hanno dimostrato grandissima volontà di contendersi il sesto posto, andato poi ai rossoneri quasi per inerzia dovuta al vantaggio precedentemente acquisito; il Pescara era già retrocesso; la Lazio già qualificata alla fase a gironi di Europa League, che avrebbe ottenuto anche col quinto posto invece del quarto, come poi è accaduto. L’unica squadra che aveva una viva motivazione nella sfida con i pitagorici era proprio la Juve, che infatti non ha lasciato alcuno scampo ai ragazzi di Nicola.
E poi c’è la faccenda del paracadute. L’Empoli, retrocedendo, incassa dalla Lega ben 25 milioni di euro, frutto delle tre stagioni di permanenza in Serie A, e così può far partire un nuovo progetto… Sì, ma a che prezzo? Tifosi in lacrime e squadra presa in antipatia dal popolo calcistico italiano.

Ripeto: non penso e non voglio pensare che le cose siano andate così. Non sarei un appassionato, in caso contrario. Ma, forse, il fattore “simpatia” ha giocato un ruolo importante in questa vicenda, quella simpatia spontanea e genuina che solo le realtà più piccole e tenaci riescono a suscitare. Il merito, allora, comunque la si voglia vedere, è del Crotone in tutte le sue componenti, società, tifosi, giocatori. E di un condottiero che non ha mai smesso di lottare. Chapeau.

A cura di Federico Targetti

 

Nota a margine: Quando il cuore ( e la prontezza mentale) fanno la differenza

Empoli e Crotone si sono giocate la salvezza fino all’ultima gara di campionato. Considerando il vantaggio iniziale degli azzurri, l’esito della stagione sembra essere stato realmente incredibile. Tuttavia la società calabrese è riuscita in un’impresa che certamente ha quale componente essenziale un cuore grande che si è alimentato del battito e del sangue di molte componenti unite verso una meta condivisa: l’impresa.

Non possiamo certamente non partire dal cuore del suo allenatore, Nicola. Un mister che ha voluto esternare attraverso una lettera da brividi il suo amore per il figlio scomparso. Un sentimento che lo ha guidato a lavorare con motivazione e grinta (oltre che con nota competenza) per onorare la memoria del suo ragazzo, prematuramente scomparso a causa di un maledetto incidente stradale. Una motivazione forte, fortissima. Più solida di qualunque avversità sportiva e determinante nello sviluppo di carica, resistenza e perseveranza verso la meta collettiva.

Poi, il pubblico e la città. Unita attorno a questo sogno conquistato, sudato e “salvato” in uno stadio sempre pieno di amore e passione che ha trascinato la squadra in modo chiaro, nitido, evidente.
Un pubblico che, da vero uomo in più in campo, è sembrato fondersi con la squadra proiettando su di essa un entusiasmo contagioso. Desiderio ed eccitazione unite ad una squadra che ha saputo dare tutto.

Già, la squadra. Fatta di uomini capaci di fare propria la motivazione dei tifosi e del mister, superando alla grande quella proverbiale freddezza di un calcio moderno in cui poco spazio resta per i sentimenti. Un gruppo di ragazzi che si sono applicati con grande abnegazione nella ricerca di soluzioni capaci di raggiungere il risultato attraverso un forte agonismo. Ma senza tralasciare (mai) l’intelligenza tattica, evidente in molte gare in cui il Crotone ha saputo gestire in primis se stesso ma anche l’andamento delle partite decisive.

Infine, una società che ci ha creduto. Che non ha mollato verso logiche “facili” di esoneri che spesso producono ben poco soprattutto in casi disperati.

E gli azzurri? Difficile dire “da fuori” cosa sia mancato all’Empoli (società che da sempre dimostra di saper lavorare bene, anzi molto bene..) se non, probabilmente, la consapevolezza della reale forza mentale dell’avversario che ha indotto tutto l’ambiente (credo nessuno escluso) a sottovalutare per troppo tempo il rischio potenziale. Con conseguente diminuzione di quell’attivazione psicologica (non solo nei calciatori ma un po’ in tutto l’ambiente, rilassatosi forse troppo presto) fondamentale nel gestire con adeguata prontezza, calore e reattività ogni sfida.

Da Toscani, facciamo il tifo affinché l’Empoli torni presto, anzi prestissimo, dove ha dimostrato per anni di saper stare molto bene: in SERIE A!
La merita l’ambiente e compete ad una società che, da sempre,
mette al centro dei propri progetti sportivi la valorizzazione dei giovani.

Dott. Fabio Ciuffini
Psicologo dello Sport

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