Intervista a Giorgio Danna

GIORGIO DANNA si racconta a Calcioscouting

Gradito ospite di calcioscouting il Direttore Sportivo Giorgio Danna che gentilmente risponde ad alcune nostre domande curiosi e affascinati dalla sua lunga carriera come uomo di campo e con un bagaglio di esperienze di tutto rispetto.

Correva l’anno 1989 quando ha iniziato la sua avventura come osservatore nel settore giovanile della Juventus. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata. Dopo quattro anni nel club bianconero ha rivestito varie cariche all’interno di importanti club calcistici professionistici e dilettantistici (direttore sportivo, responsabile settore giovanile, direttore generale e responsabile area tecnica). Ci vuole raccontare quale “vestito” si addice di più a “Giorgio Danna”? Ci sono degli episodi, degli aneddoti o altro che hanno segnato la sua carriera sportiva a livello dirigenziale? Quali sono state le maggiori soddisfazioni professionali?

Le mie radici, la mia storia, i miei ricordi mi portano a propendere verso il settore giovanile, la parte più sana del nostro calcio. In circa trent’anni di esperienza calcistica gli aneddoti sono molti, ricordo con piacere i lunghi viaggi in auto con coloro che sono stati i miei maestri dove ascoltavo in rigoroso silenzio, cercando di “rubare” il mestiere. Le soddisfazioni sportive sono state le vittorie della Coppa Italia di serie D e della Coppa Italia Dilettanti , nel 1999 con l’ A.S. casale Calcio; la vittoria del campionato di serie D nel 2009 con l’ A.S.D. Pro Belvedere Vercelli, senza dimenticare un paio di salvezze difficili e problematiche. Le soddisfazioni personali invece sono state il veder crescere calcisticamente diversi giocatori.

Il calcio cambia e pare che in Italia stia tornando “di moda” l’attenzione per i giovani talenti nostrani. Questione di semplice necessità economica oppure c’è a suo avviso una progettualità di largo respiro dietro questi nuovi orientamenti?

Spero non sia una moda ma una vera inversione di tendenza, dettata dai problemi economici che oggi affliggono il mondo del calcio, non ho ancora la sensazione che ci siano progetti veri, alcune società stanno facendo un grosso lavoro, per altre invece l’incertezza societaria a lungo termine non consente loro di fare programmi.

Lanciare i giovani subito ad alti livelli: c’è chi sostiene che il rischio è quello di “bruciarli“ subito, chi invece sulla base dell’esperienze di altri campionati, non esita a dare loro una chance indipendentemente dall’età anagrafica (basti pensare a Donnarumma, Chiesa e al giovanissimo Pellegri…). Cosa ne pensa?

Il giovane non va mandato allo “sbaraglio”. La chance va data quando ci sono le condizioni adatte, occorre che siano pronti oltre che tecnicamente anche sul piano fisico e mentale per reggere alle difficoltà che le varie categorie presentano. Solitamente si “brucia” chi non regge psicologicamente alle prime difficoltà che si riscontrano

Quali sono i presupposti per la costruzione di un settore giovanile che guarda davvero al futuro? Ci sono realtà italiane attente più alla formazione che al risultato?

I presupposti per costruire un settore giovanile che guardi al futuro partono da quanto tempo un Presidente di società possa stare al timone,  quanto lo stesso ” creda” nel progetto e quanto intenda economicamente investire. Determinanti sono le strutture, gli istruttori, dimostratori e allenatori che vengono impegnati in quel progetto. Chi lavora per la formazione di un calciatore solitamente ottiene anche dei risultati sportivi, chi lavora invece per risultati sportivi solitamente non riesce a formare un calciatore.

Qual è la differenza principale tra un settore giovanile di buon livello dilettantistico e uno professionistico?

Le differenze tra un settore giovanile dilettantistico e uno professionistico sono nelle strutture, negli istruttori, negli investimenti, nella cultura sportiva e nello scopo. Tutto questo è indicativo, ci sono società dilettantistiche che lavorano molto bene e realtà professionistiche che trascurano il Settore Giovanile.

Il senso d’identità nel calcio moderno: quanto incide a suo avviso nel raggiungimento del risultato?

Il raggiungimento di un risultato si ottiene attraverso un percorso di programmazione a lungo termine, fatto di sacrifici, passione e umiltà, indipendentemente dalla modernità.

Capitolo “Mister”: cosa cerca Lei, ad esempio, in un allenatore di una squadra di settore giovanile, ad esempio Under 17? E in un allenatore di una prima squadra?

Il mister dell Under 17 opera nella fase più importante della formazione di un calciatore, fase molto delicata della crescita del giovane. Il mister deve lavorare su più fronti, delineare un ruolo quasi definitivo, migliorare e perfezionare le attitudini tecnico tattiche, aiutare nel forgiare il carattere, stimolare la propositivita’, la curiosità , lo spirito di sacrificio e l’ interesse del giovane. Deve essere anche un esempio positivo continuo. Un allenatore di prima squadra deve saper gestire al meglio il gruppo, fare in modo che le individualità siano al servizio della squadra, saper gestire coloro che giocano meno facendoli sentire parte integrante del progetto.

Come sa, CalcioScouting è un progetto che si basa sulla volontà di promuovere nelle società di calcio, nel mondo dei procuratori e dei direttori sportivi e naturalmente nelle famiglie, la valorizzazione dell’atleta e del calciatore attraverso la valorizzazione del giovane. Il che richiede un lavoro sinergico sotto il profilo tecnico-sportivo e mentale. Cosa ne pensa?

Mi piace molto l’idea di Calcioscouting e la missione che svolge, un lavoro molto difficile, che richiede delle professionalità preparate sotto tutti i punti di vista; la difficoltà più grossa a mio avviso è il rapporto con i genitori, spesso troppo carichi di aspettative. Molto interessante la struttura del sito, con argomenti attuali, innovativi che tendono a migliorare e semplificare i rapporti tra le varie componenti.

Cos’è per lei il Talento? E quali sono le caratteristiche principali di un buon osservatore (talent scout) nell’identificarlo?

Il talento si evidenzia quando le cose difficili vengono rese così semplici e naturali da stupire chi li vede. Tutti si accorgono del giocatore talentoso, la difficoltà è intravedere delle possibilità ancora inespresse , coltivandole e facendole crescere.

Lei è uomo di grande esperienza nel calcio. Da uno dei suoi profili social si legge: “Molte stagioni sportive passate, ma la passione rimane la stessa di sempre, sarebbe bello ritornare a dedicarsi al settore giovanile”. Questo ci fa capire che Giorgio Danna ha ancora molto da dare al calcio e soprattutto ai giovani. Ci sono progetti o contatti che la vedono coinvolto in un prossimo futuro?

La passione non tramonta mai, la voglia di imparare e mettersi in gioco è la stessa di 30 anni fa. Il mondo è cambiato, ma quel campo verde e quel pallone rotondo hanno sempre la stessa attrazione fatale. In attesa di un progetto serio, vi auguro buon lavoro e vi ringrazio della vostra attenzione.

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