Italia senza mondiale. Sempre la solita storia…

ITALIA SENZA MONDIALE

E così è arrivato il giorno dell’apocalisse! Proprio così lo definì Tavecchio quando intimamente esorcizzava l’ipotesi di una mancata qualificazione al mondiale russo del 2018. Quel giorno, ahimè, è tristemente arrivato. Premesso che le tragedie vere sono altre rispetto ad una mancata qualificazione a un mondiale di calcio, rimane comunque l’amarezza “sportiva” di milioni di appassionati. La sentenza è arrivata in una fredda serata novembrina. L’Italia senza mondiale! Esclusa alla massima competizione calcistica dopo decenni. Non accadeva dal lontano 1958!

Nel momento esatto che l’arbitro decretava la fine dell’incontro della gara Italia-Svezia (0-0) si è percepita in maniera netta, la delusione di tutto il popolo calcistico italiano, così drammaticamente legato alla maglia azzurra. Al tricolore. Italia senza mondiale! Di contro, i giocatori svedesi, correvano “festanti e increduli” ad abbracciare i propri tifosi. Della serata di San Siro del 13 novembre 2017 rimarrà il pianto struggente del nostro capitano, alla sua ultima apparizione con la maglia azzurra, Gigi Buffon, colui che nel luglio 2006 alzava, in quel di Berlino, la Coppa del Mondo.

Ed ora viene da chiedersi: che cosa accadrà?

Opinionisti, giornalisti e addetti ai lavori di ogni ordine e grado sono in prima linea con il “dito puntato” verso le scelte di mister Ventura e contro il numero uno federale Sig. Tavecchio. É iniziata la “caccia al colpevole”. Ai colpevoli. É evidente a tutti che ci sono delle responsabilità tecniche e scelte sbagliate recenti; in realtà la “mancata qualificazione al mondiale russo” ha origini lontane, ben più profonde delle due partite fallite contro la Svezia (non siamo riusciti a segnare un gol in 180 minuti!). 

Un male profondo che, come ricordano i più longevi a livello mnemonico, ci ha visto sì, partecipi del mondiale 2010 (Sud Africa) e 2014 (Brasile), ma eliminati precocemente con prestazioni a dir poco imbarazzanti. Come non ricordare la sconfitta contro la Slovacchia per 3-2 a Johannesburg. All’epoca i titoloni si sprecavano: – La peggior Italia degli ultimi 50 anni, o forse di sempre, esce meritatamente dal mondiale – Recitava la repubblica, che rincarava la dose:  – Una squadra senza talento e fantasia, anche se il nostro calcio non offre molto di più – Era il 2010. Già si parlava di “ricostruzione totale”. 

Nel 2014 ancora peggio. Ai mondiali ci andiamo, ma a farci fuori sono il Costarica e l’Uruguay, paesi che insieme sommano pochi milioni di abitanti! Il nostro calcio è giunto al capolinea ma ciò non coinvolge solo quelli che stavano in campo o chi li ha guidati, riguarda un intero sistema che va rivoluzionato e bonificato alle radici”. Il giornale rosa, all’epoca dei fatti, ci va giù duro. E ancora: “Tra lotte di potere, risse condominiali, calcoli di bilancio e furbate sui diritti televisivi, il nostro calcio frana perché ha perso di vista il pallone. Cioè il suo core business, che invece resta fatto di gioco, passione, organizzazione ma soprattutto talento e carattere”. L’articolo di Andrea Monti si conclude ricordandoci che “nelle sconfitte c’è sempre una lezione da imparare: toccato il fondo, il calcio italiano dev’essere ribaltato”. Un monito forte alla federazione, alle Leghe e alle abitudini (malsane) dei nostri club. 

Ed eccoci all’oggi. The day after tomorrow. Italia senza mondiale. Se facessimo un copia incolla, credo che pochi attenti lettori si accorgerebbero delle risibili differenze rispetto al recente passato. Anche perché differenze rispetto al decennio precedente, non ce ne sono, come ribadisce il mitico Alex Del Piero nel suo intervento a Sky ad avvenuta disfatta. “Siamo messi malino. Il nostro movimento è messo male. C’è da dare un cambio importante e profondo a tutti i livelli. É necessario un esame di coscienza e ripartire dagli errori senza cercare alibi”.

Eh già, un esame di coscienza come dovevamo fare tanti, troppi anni fa, caro e amato Alex (che gioia vederti giocare!) e che ora ci vede riproporre (a parole) tanti buoni propositi da tradurre (speriamo) in azioni concrete. A tal proposito sarei curioso di conoscere le proposte del Ministro dello Sport Lotti che, oltre ad esprimere tristezza, rilancia: “sfruttiamo questa occasione per rifondare il calcio italiano; vanno fatte delle scelte che negli anni passati non si è avuto il coraggio di fare”.

Che cosa avrà in serbo per migliorare lo stato attuale dell’arte? 

In ogni caso serve una rivoluzione” (ma non si diceva già 8 anni fa?), gli risponde inconsapevolmente l’articolo di Tony Damascelli sul “Giornale“. Che aggiunge: – Questa nazionale è figlia di un sistema.  È ora di cambiare. Quest’ultima lezione deve servire a cambiare la testa, non soltanto le teste del nostro calcio.  Le società badano esclusivamente ai propri interessi commerciali, agli obiettivi di bilancio e ai risultati tecnici. Non tutte sono in regola, anzi, ricordando le parole dello stesso presidente federale, Tavecchio, sarebbero pochissime, si contano sulle dita di una mano, quelle autorizzate ad iscriversi ai campionati. Ecco il primo problema. L’omertà, la complicità, un sistema al quale manca la visione dello stesso, oltre al coraggio di denunciare e smascherare la furbata. La federazione non va mai oltre il proprio condominio; avrebbe dovuto intuire e capire che la riforma dei campionati, prima di tutto, insieme con un disegno chiaro e organizzato sulle scuole calcio, sarebbe il primo passo di una grande riforma, da imporre e non da proporre o suggerire timidamente. La riforma deve partire dal governo, da ministri che, invece, esibiscono tronfi la propria carica ma non passano alla storia, mai, per interventi decisivi, strutturali, in sinergia con il ministero dell’istruzione. Lo sport nelle scuole è la base, è un fenomeno di cultura sociale, ne è la vitamina, il gioco del football non trova più spazio in nessun istituto, non si gioca negli oratori, non si gioca per strada, le scuole calcio sono siti, in alcuni casi opachi, disordinati tra loro, non c’è un disegno comune, la federazione non monitora, non vigila, non insegna, pur potendo contare su centinaia di docenti, ex calciatori e allenatori disoccupati, che potrebbero servire allo scopo e avendo a disposizione un centro tecnico, Coverciano, all’avanguardia. Per attuare questo cambio di direzione serve una volontà politica e strategica, servono uomini forti, autorevoli, in grado di affrontare le questioni senza compromessi atti a raccogliere voti. L’immagine che offriamo all’estero è sconfortante“.

Sarà l’ennesimo fuoco di paglia dettato dalla delusione del momento?

La storia recente e passata sembra aver già emesso la sua sentenza. Sta a noi ribaltarla con interventi risolutivi. Senza una volontà forte, una consapevolezza di fondo che appartiene a tutti, non andremo da nessuna parte. Intanto, dalla delusione del momento, l’indomani si è subito passati all’ancoraggio della poltrona. Ciò non è altro che la continuità del vecchio modo di pensare, del vecchio modo di fare… Dove il potere conta più della centralità e della formazione delle nostre e promettenti giovani leve. Perché il talento calcistico, che se ne dica, va individuato, formato e accompagnato; cosa che fanno già da anni in altre realtà più attente allo sviluppo e alla formazione dei giovani. Se non agiremo in questa direzione tra qualche tempo saremo nuovamente qui a raccontarci la stessa storia. Italia senza mondiale…

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