La folle estate del calciomercato

LA FOLLE ESTATE DEL CALCIOMERCATO

Lasciate ogni speranza, voi che entrate

E-state!

Volgeva al termine lo scorso campionato quando Francesco Gabbani, già vincitore del Festival della Canzone italiana, ci regalava una delle hit che ci avrebbero accompagnato nei caldi mesi successivi… Caldi non solo per l’effettiva temperatura, ma particolarmente per gli appassionati di calcio: in questo senso, l’ammonimento dantesco che campeggia prima del ritornello rende perfettamente l’idea dell’inferno che è stata questa sessione di calciomercato. Intendiamoci: i veri inferni sono ben altri, ma lasciamo perdere le tortuosità della vita e rapportiamoci al mondo del pallone. Per un momento, si può.

“Tra le granite e le granate”. Gabbani non poteva scegliere titolo più calzante… Le granate, le “bombe” di mercato, una volta uscivano dal calderone del mai dimenticato Maurizio Mosca sui titoli di coda di “Guida al Campionato” (sono l’unico che si chiede che fine abbia fatto quel programma?), mentre in questi mesi sono fioccate sui giornali una dietro l’altra.

E chi poteva farla da padrone, nell’Inferno, se non il Diavolo? Il Milan ha speso tanto, forse troppo, ma ci sono molte possibilità che i risultati sul campo compensino gli squilibri nel bilancio. Su Bonucci sono stati spesi fiumi di parole, io invece mi soffermo su Borini: non sarà titolare, ma ci mette sempre l’anima, e scommetto che al Milan tornerà utile. Paradossale, comunque, che in tutto questo via vai la stella si sia dimostrata essere il baby Cutrone, in barba ad André Silva e pure a Mister X, che si è poi rivelato essere Kalinic

Già, proprio Kalinic. Il nome dell’ex viola ci riallaccia ad un altro tema dell’estate: il mal di pancia, quella fastidiosa sensazione di nausea, curabile solo con un trasferimento, che affligge ormai troppi calciatori; al giorno d’oggi, non è nemmeno più semplice mal di pancia, ma sfocia in gastroenterite, febbre, dolori ai denti, e chi più ne ha, più ne metta, fino ad arrivare a casi-limite come quelli di Keita e Dembélé, che non si sono presentati agli allenamenti delle rispettive squadre, cosa che, ridotta ai minimi termini, corrisponde al non andare deliberatamente a lavorare.

D’altra parte, questi ragazzini hanno talmente tanti soldi che una multa di centinaia di migliaia di euro scivola loro addosso come una goccia d’acqua sul vetro della finestra. Molto bravi, allora, uomini come Klopp, Rummenigge e Watzke (tutti tedeschi, non può essere una coincidenza): il primo, allenatore del Liverpool, a blindare un fenomeno come Coutinho – tifosi dell’Inter, qualche rimpianto? – chiedendo di rifiutare qualsiasi folle offerta; il secondo, AD del Bayern Monaco, a condannare la piega che sta prendendo il calciomercato, negando la possibilità che la sua squadra partecipi ad aste impazzite; il terzo, anch’egli AD, ma del Borussia Dortmund, a cavalcare l’onda, incassando ben 150 milioni dalla cessione di un giocatore, lo stesso Dembélé, da nemmeno 10 gol in campionato. E va bene che gli assist sono più del doppio, ma da qui a valere 150 milioni… Fantacalcio.

E veniamo al “colpo del secolo”: Neymar al PSG per 220 milioni di euro. 30 all’anno per lui.

“Moneymar!” Questo è il grido indignato che è riecheggiato in rete. Scandaloso, certe cifre sono una vergogna, eccetera, eccetera. Ma Neymar è un mercenario? Michael Owen ha detto che c’è solo una direzione verso la quale si può muovere dal Barça: indietro. Lo stipendio monstre che verrà percepito dal funambolo brasiliano è un altro punto a suo sfavore, nelle convinzioni dei tifosi. Il diretto interessato che cosa dice? “Non sono qui per i soldi“. Fragorosa risata generale. Però poi ci penso, e seguo le sue parole: “Se avessi seguito i soldi, sarei andato in Qatar, o altrove“. Giusta osservazione, tralasciando il fatto che i soldi che lo hanno comprato sono arrivati proprio dal ricchissimo stato arabo… Comunque le squadre qatariote, o anche cinesi, avrebbero le liquidità per superare il contratto parigino.

Quindi si deve considerare l’ambizione dello stesso Neymar: al PSG è il numero uno. Fa letteralmente quello che vuole, può puntare a quel Pallone d’Oro che, giocando per Messi, non avrebbe mai vinto. Direte voi che poteva andare in una squadra meno ricca, ma 220 milioni non è stata un’offerta, bensì il prezzo della clausola rescissoria: il Barcellona non avrebbe mai venduto Neymar, a costo di non farlo giocare per una stagione, di conseguenza serviva un club che potesse pagare tale clausola. Et voilà. Neymar al PSG e un effetto domino irreparabile che sta pompando le cifre di un mercato che, sì, sta per finire, ma che promette di tornare con cifre sempre più alte, in barba a Fair Play finanziario, salary cap o qualsiasi cosa cercheranno di inventarsi all’UEFA. Del resto, sono soldi privati, e, come dice il detto, “chi più spende, meno spende!”

Federico Targetti

Calcio Giovanile & Dintorni

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