La maturazione fisica del giovane calciatore

La maturazione fisica del giovane calciatore.

Prima di addentrarci all’interno del come allenare il giovane atleta calciatore, bisogna conoscere alcuni concetti dal punto di vista fisiologico per meglio comprendere a quali adattamenti psico-fisici andrà incontro il nostro giovane atleta durante il suo percorso di crescita.

 

Età biologica

l’età biologica indica lo stato di maturazione biologica del singolo individuo . Ci sono vari metodi per determinarla.

  • Età scheletrica
  • Età sessuale
  • Altezza e peso
  • Altezza da seduto e lunghezza braccia

La cosa che interessa a noi persone di campo, per costruire un programma allenante a lungo termine per il giovane atleta/calciatore, è la curva di crescita; all’interno di questa curva il parametro da tenere in considerazione è il PHV ( Peak height velocity) che indica la massima crescita in statura  nei giovani,  ancora più specifico è l’APHV ( l’Age peak height velocity ) età in cui avviene il picco di crescita.

Perché è così importante conoscere il PHV ?

Conoscere il PHV è importante per individuare i periodi sensibili e quelli critici dei vari sistemi fisiologici, in questo modo è possibile individuare la capacità di carico dell’individuo ed ottimizzare gli stimoli allenanti che contribuiscono alla formazione dell’atleta.

Che cosa si intende per capacità di carico e per capacita di prestazione?

Per capacita di carico si intende la capacità dell’organismo di tollerare sforzi senza alterazioni della salute. Si esprime in modo in cui l’organismo reagisce agli stimoli del carico e determina la quantità e la qualità del carico che un soggetto può sopportare senza alterazioni della salute e del suo stato di benessere.

Dunque la capacità di carico è una dimensione complessa dello stato dell’organismo, condizionata da diversi fattori.

  • Predisposizioni genetiche ad esempio la resistenza dell’apparato legamentoso ai carichi meccanici (compressione, torsione e trazione) le funzioni specifiche degli organi e la capacità di adattamento.
  • Condizioni endogene (effetto di una malattia)
  • Influenze esogene (clima, alimentazione)

Per capacità di prestazione si intende le condizioni psico fisiologiche massimali esistenti nell’organismo per una prestazione ben definita come tempo ed intensità .

Nella formazione del piano annuale che parametri tenere in considerazione?

Nella formazione del giovane atleta/calciatore è di fondamentale importanza

l’allenamento della capacità di carico e non della capacità di prestazione.

L’allenamento della capacità di prestazione è un allenamento che ha come fine quello di impiegare l’insieme delle risorse in momenti specifici a breve termine (è attento ai risultati), poco attento all’incremento dei presupposti della prestazione a lungo termine (cioè l’insieme degli adattamenti necessari per sostenere in futuro allenamenti intensi e specializzati)

L’allenamento della capacità di carico, pur prendendo in considerazione l’utilizzo di carichi generali e specifici, da importanza ai processi di recupero e ricerca di adattamenti meno visibili (tendini, muscoli, articolazioni , sistema nervoso ecc…) al fine di costruire dei presupposti per l’ottenimento della massima prestazione a lungo termine

Troppo spesso si commette l’errore di sopravvalutare la capacità di prestazione di bambini ed adolescenti, in molti settori giovanili, infatti, il calendario di impegni agonistici, si infittisce terribilmente di tornei, arrivando in alcuni casi a disputare anche tre partite nel medesimo giorno.

In questi casi si rischia di “raschiare “il fondo delle risorse psicofisiche di questi piccoli atleti che inevitabilmente vengono esposti ad alto rischio infortunio

Esiste un metodo da campo per valutare la capacità di carico in un giovane che si trova prima del picco di crescita?

Un accorgimento da campo utile per valutare la capacità di carico può essere la verifica del MRCM e MDCM ovvero:

  • MRCM: Massima ripetibilità di un compito motorio effettuato con un efficienza esecutiva ottimale.
  • MDCM: Massima durata del compito motorio effettuato con un efficienza esecutiva ottimale.

In conclusione si può affermare che:

  • Il successo di un atleta deriva da una programmazione a lungo termine dell’allenamento e non dai successi a breve termine.
  • Non è necessario enfatizzare precocemente l’aspetto competitivo.
  • Promuovere la motivazione intrinseca e la valorizzazione dello sport nel giovane atleta gli permetterà di aderire ad uno stile di vita sano anche se non diventerà un campione.
  • Non solo l’inattività, ma anche l’eccesso di attività fisica possono comportare un aumento del rischio di infortuni. In particolare sembra che l’aumento del rischio è associato ad una maggior specializzazione sportiva. (DiFiori, 2010; Heyworth, 2008)

Gennaro Falanga 

Per contatti: falanga_gennaro@alice.it

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