La mission “non impossible” di una società sportiva

La mission “non impossible” di una società sportiva

L’impegno di ogni gruppo di lavoro che opera quotidianamente  all’interno di una società è orientato ad “insegnare” calcio, attraverso una vera e propria scuola che possa attivare nei ragazzi attitudini e capacità, ma al tempo stesso anche risorse preziose che stimolino il benessere psicologico mediante l’esercizio fisico.

Tuttavia ciò non basta e non può bastare. Una società sportiva ha l’obbligo di portare avanti iniziative, metodologie e sensibilità essenziali alla crescita armonica di un giovane atleta anche sul piano relazionale e sociale. Elementi, questi, che devono necessariamente entrare a far parte di un bagaglio culturale di un’organizzazione sportiva che sia veramente degna di tale nome e che si inserisca stabilmente e positivamente nel tessuto sociale di una comunità.

Tuttavia, sappiamo benissimo quanto sia complessa e difficile questa “mission” in uno sport come il calcio in cui la prevalenza del risultato, la spinta alla vittoria ed allo status conseguente diventano spesso ostacoli alla maturazione di una sensibilità forte per i reali bisogni educativi dei ragazzi, a prescindere dalla loro età.

Per questo si rende indispensabile da un lato darsi del tempo, ovvero concedersi  l’opportunità di capire fino in fondo e passo dopo passo quali siano le strategie che una società sportiva deve seguire se vuole porsi agli occhi dei ragazzi come guida educativa e non soltanto come banale “contenitore” di apprendimento calcistico.

Dall’altro, è opportuno curare ogni dettaglio, promuovere cambiamenti di mentalità a 360° che riguardino tutti gli attori della vita reale di un’organizzazione sportiva: dirigenti, formatori, collaboratori, atleti e genitori.

Già, perché non può esserci società sportiva matura laddove questi “sistemi” non riescano a instradarsi verso un unico canale: quello del rispetto, della collaborazione, dell’ascolto, dell’esempio.

Un esempio che non passi solo attraverso proclami, ma fatti chiari e specifici attraverso i quali poter dimostrare concretamente e coerentemente l’impegno di tutti verso un unico obiettivo.

Ecco perché è fondamentale che una società si strutturi con confini chiari, prassi operative definite, buona educazione, metodiche di lavoro e di dialogo che siano condivise e soprattutto fatte proprie da tutte le persone coinvolte.

Quotidianamente è opportuno stimolare i propri dirigenti e la propria organizzazione interna ad aprirsi a modi di agire diversi, ai formatori di sforzarsi giorno dopo giorno per superare preconcetti inutili specialmente nel rapporto con i genitori e le famiglie. Ma è importante chiedere, anche a quest’ultime, un contributo forte affinché tutto il sistema possa funzionare per davvero.

Se gli allenatori e la società tutta deve dedicarsi a garantire servizi, ascolto, competenze, coerenza, impegno e passione che possano crescere nel tempo superando tutte le difficoltà tecniche, operative e strutturali presenti e preventivabili, allo stesso modo anche le famiglie sono chiamate a dare una mano mantenendo comportamenti educati, rispetto dei propri ruoli,  modalità composte di assistere alle gare interne ed esterne che diano alla società sportiva non solo un’immagine di civiltà e di sano sport, ma soprattutto grande sostanza nel rendere l’adulto esempio per i suoi ragazzi.

Già, perché se desideriamo che lo sport diventi un motore di “valori” (per la presunta assenza dei quali spesso i nostri giovani in generale, vengono accusati) allo stesso tempo è necessario promuovere una sana cultura del rispetto per l’avversario, per l’arbitro, per i compagni, per “l’altro”.

 

Dott. Fabio Ciuffini
Psicologo dello Sport

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