La trappola del tatticismo precoce

La trappola del tatticismo precoce

Più volte abbiamo parlato su CalcioScouting dell’opportunità di prevenire la cosiddetta specializzazione precoce nel calcio, sottolineando come, almeno fino ai 12 anni , i ragazzi dovrebbero sentirsi liberi di misurarsi, anche con finalità formative, con vari ruoli e posizioni di campo. T

ale aspetto infatti produce forme di apprendimento più complete che aiutano il giovane calciatore non solo a calarsi in esigenze di ruolo differenti, ma anche a saper leggere e riconoscere dinamiche di gioco che lo aiuteranno poi nel tempo ad interagire meglio sul terreno di gioco con i propri compagni, potendone anticipare le necessità.

Detto questo, è evidente quanto sia incompatibile tale prospettiva con l’eccessivo ricorso al tatticismo da parte di alcuni allenatori, in special modo di coloro che, abituati a lavorare con ragazzi di categorie superiori, si ritrovano a dover operare (spesso per decisioni imposte dalla società) con ragazzi o bambini in età di scuola calcio, con cui cercano di riprodurre ed applicare le medesime metodologie di lavoro e formazione che sono abituati ad impiegare quotidianamente da anni.

Elemento, questo, che genera frequenti disagi e sensazioni di inadeguatezza in alcuni allenatori e palesi disallineamenti con le aspettative dei giovani atleti.

In questo scenario si innesca quindi il fenomeno del tatticismo precoce, che spesso ingabbia l’apprendimento dei ragazzi in logiche non conformi alla necessità di creativa scoperta (e messa in atto) di gesti tecnici o di movimenti in campo che definiscono le peculiarità dell’apprendimento induttivo.

Quest’ultimo mira infatti a dare ai calciatori la possibilità di sperimentare, osservare, provare (e quindi anche sbagliare!) al fine di imparare a riconoscere regole, movimenti, soluzioni, possibilità generali che entrino nel bagaglio tecnico, tattico e motorio dell’atleta.

Nella mia pratica professionale, capita di sovente di interagire con giovanissimi calciatori che sentono il peso di non poter provare nulla che non sia perfettamente coerente con le richieste tattiche di un allenatore, determinando l’aumento della pressione percepita, dell’intolleranza all’errore, del disagio per i rimproveri del mister o più generalmente un calo drastico del divertimento.

Se il tatticismo precoce viene poi “condito” da atteggiamenti imperativi che non agevolano il dialogo tra giocatore e mister, l’inibizione risultante produce nel giovane sensazione di insofferenza che si traduce, in base alle caratteristiche di personalità del ragazzo, in comportamenti provocatori ed oppositivi oppure in forti introversioni, chiusure, isolamenti e, in situazioni limite, in desiderio di abbandono o più frequentemente di cambio di squadra.

Una vera e propria trappola, dalla quale si può uscire a mio avviso attraverso due modalità: adeguata formazione degli allenatori e ponderata scelta degli stessi, sulla base delle loro esperienze pregresse, le loro volontà e caratteristiche soggettive.

 

Dott. Fabio Ciuffini
Psicologo dello Sport & Mental Trainer

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