L’intervista: Danilo Castellano

Danilo Castellano osservatore di calcio
 
Nuovo scambio culturale con un gradito ospite: calcioscouting è lieta di presentare Danilo Castellano, giovane osservatore calabrese, con il quale abbiamo scambiato alcune considerazioni sul ruolo dell’osservatore calcistico, in particolare sulla figura del Talent Scout. Prima di entrare nello specifico chiediamo a Danilo di raccontarci brevemente di lui…
Salve a tutti, sono Danilo Castellano e sono nato a Belvedere Marittimo in provincia di Cosenza, il 19 Giugno 1986. Dopo aver giocato a livello giovanile, dal 2010 intraprendo la carriera di Osservatore Calcistico. Inizio collaborando per diverse società dilettantistiche dove raggiungo risultati abbastanza soddisfacenti, avendo un gran fiuto nel selezionare giovani di buona prospettiva e valorizzare così il settore giovanile di loro appartenenza. Dal 2012 inizio la mia avventura lavorando come osservatore per società professionistiche. Nel 2015 ho intrapreso un rapporto di lavoro anche all’estero, precisamente in Spagna.
 
Entriamo nel vivo. A tuo modo di vedere, quali sono i criteri di selezione del giovane calciatore? 
Per rispondere a questa domanda prendo spunto da una vostra pubblicazione. Quando si parla di giovane talento viene portato alla ribalta l’aspetto che da più enfasi e lustro al giocatore: l’aspetto tecnico. L’avere particolare confidenza nella gestione del pallone, come ad esempio controllare e ammortizzare il passaggio di un compagno, coprire la palla usando il proprio corpo, effettuare un tiro in porta, oppure guidare in velocità la sfera senza perderne il controllo e con relativa naturalezza, danno al Talent Scout la possibilità di espr
imere un primo giudizio di base sul possibile talento.
Certo, anche le considerazioni di natura fisico atletica rivestono particolare importanza, basti pensare che valore viene data all’altezza nella selezione del portiere. Oppure l’espressione della forza, evidenziata non solo come massa muscolare, ma anche come velocità di corsa o di esecuzione del gesto tecnico e motorio è un criterio selettivo importante per arrivare alla scelta. Avere una buona tecnica e un fisico prestante non sono però le uniche prerogative del giovane di prospettiva. Altre caratteristiche individuali sono altrettanto importanti e da considerare. In particolare mi riferisco alla componente mentale del giocatore e a quella comportamentale, quest’ultima meglio definita come tecnica applicata o tattica individuale. Tutti i punti sopra citati sono caratteristiche che vanno attentamente valutate nella selezione del giovane. Tale caratteristica è comune al campione affermato come al giovane talento e richiama un aspetto tattico (comportamentale), ossia l’espressione dei corretti TEMPI DI GIOCO. Un giocatore di prospettiva è, dunque, colui che esprime con armonia movimenti, gestualità, comportamenti tecnico-tattici nel modo e nei tempi corretti e, aggiungo, con “naturalezza“; durante le azioni di gioco sembra muoversi e giocare senza durare troppa fatica, rendendosi adattabile nelle diverse situazioni e valorizzando la propria identità “unica” di calciatore.
 
Secondo te Danilo, quanto è importante l’ambiente societario per la formazione del giovane calciatore selezionato in un ambiente professionistico? Quali sono le precondizioni p
er favorire lo sviluppo del talento?
L’ambiente societario in una società professionistica risulta un fattore molto determinante per la crescita di un giovane calciatore. I ragazzi ogni giorno si trovano nell’esercizio dell’attività sportiva a confrontarsi anche con aspetti che esulano dal contesto prettamente calcistico. Ecco che, ad esempio, sono chiamati a prendere decisioni in gruppo, a gestire il rapporto con gli avversari, a superare il momento della sconfitta e assaporare quello della vittoria, a comporre i doveri di studenti con i momenti di svago che il gioco del calcio regala loro. Un insieme di situazioni ed emozioni talvolta difficili da gestire contemporaneamente. Proprio in questo particolare momento nella vita dei giovani calciatori, in cui non si è abbastanza grandi per potersi considerare calciatori professionisti, né troppo piccoli per non prendere in considerazione questa eventualità, entra in scena quindi la figura del Tutor, una presenza importante e quotidiana, che caratterizza l’attività del Settore Giovanile a mio stretto parere.  
 
Calcio giovanile italiano: quale futuro? Troppi stranieri o mancanza di “giovani” calciatori affamati alla base degli insuccessi del calcio italiano?
Settore giovanile italiano sempre più in crisi. A mio modo di vedere le grandi squadre italiane dovrebbero ripartire dai giovani cercando di creare dei nuovi talenti da inserire in Nazionale. Negli ultimi dieci anni le squadre italiane sono sempre più vecchie mentre le giovani promesse scappano all’estero. Il problema di base nasce dalle scuole. Secondo i preparatori tecnici, infatti, le ore settimanali di educazione fisica sono insufficienti; in secondo luogo, i ragazzi preferiscono allenarsi con la Playstation piuttosto che giocare nel campetto con gli amici. Un altro problema è costituito dagli allenatori, che spesso sono sottopagati o si attengono solo ai risultati delle partite, trascurando la crescita dei giovani giocatori a 360°. Pertanto molti calciatori abbandonano le squadre italiane per trovare una collocazione al di fuori dei confini italiani, per esempio in Germania.  Ribadisco che sia importante puntare su quei giovani di prospettiva che abbiamo a disposizione. Un lavoro mirato e fatto bene.
 
Si fa un gran parlare che la performance sportiva è conseguenza di abilità mentali importanti. Quanto è importante per te questo aspetto?
Il calcio è uno sport collettivo in cui la resistenza atletica, la tecnica, la capacità tattica e il gioco di squadra devono fondersi e convivere con un altro fattore importante: la velocità. Ogni anno il calcio è sempre più rapido e questo richiede una grande velocità di pensiero da parte dell’atleta. Essendo uno sport di squadra la vittoria dipende da molti fattori, alcuni incontrollabili, ma anche in questo caso, molto spesso, è il risultato degli allenamenti quotidiani (tecnica, tattica e mente) che determina il risultato finale. Oggi durante una partita vengono normalmente utilizzati 14 giocatori, che giocano in posizioni diverse, hanno caratteristiche e comportamenti diversi e quindi la sfida per il Mental Coach o, meglio ancora, dello psicologo dello sport, è quella di riuscire a creare un allenamento specifico per ogni membro della rosa, in modo tale che ognuno possa sempre fornire prestazioni di alto livello durante tutta la stagione.
Capita spesso di vedere giocatori e squadre passare continuamente da momenti positivi a momenti negativi nel corso di una stagione o addirittura all’interno della stessa partita ed uno dei fattori che maggiormente influenza questo andamento irregolare è lo stress. L’incapacità di abbassare velocemente la tensione dopo l’incontro e produrre l’adrenalina necessaria prima di affrontare la partita successiva (gestione del post e del pre partita) è uno delle principali cause del crollo atletico di giocatori e squadre. Per questo ritengo che la componente mentale sia da annoverare come una caratteristica fondamentale per ottenere dei risultati sportivi. 
 
E in chiusura, cosa ne pensi del modello di lavoro integrato alla base del processo di osservazione del giovane calciatore (TT-CM ossia tecnica, tattica e comportamento manifesto)?
Vi faccio i miei complimenti, metodo di lavoro molto originale e convincente…
 
Ringraziamo Danilo Castellano per la sua disponibilità augurandogli un futuro luminoso e ricco di soddisfazioni professionali.
 

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