Lo scouting nel calcio e la valutazione dell’aggressività

Lo scouting nel calcio e la valutazione dell’aggressività

Il modello di lavoro ed intervento che proponiamo ed utilizziamo è frutto di un’attenta convergenza di indici di osservazione piuttosto complessi che, come sanno bene ormai i nostri attenti lettori, hanno alla base sia aspetti di tipo tecnico e tattico che di natura psicologica.

Questo approccio, che tra l’altro si arricchisce costantemente di nuovi parametri di riferimento frutto di analisi e studio di tutti gli aspetti psicologici che intervengono nella determinazione della prestazione, contempla anche l’analisi di una variabile che nel calcio ha una notevole rilevanza, ovvero l’aggressività.

Prima Parte

Aggredire l’avversario significa, fondamentalmente, avere un atteggiamento finalizzato da un lato a limitarne l’azione impedendone la manovra (il pressing è indubbiamente un comportamento individuale e di gruppo ben coordinato e finalizzato proprio a interrompere l’azione altrui), dall’altro orientato ad agire “proattivamente” allo scopo di creare valide condizioni per raggiungere un preciso obiettivo: recuperare palla e creare occasioni da goal.

Lo scouting nel calcio, secondo la nostra proposta, richiede la possibilità di riconoscere anche questo tipo di sfumature, in quanto l'aggressività non è semplicemente un costrutto teorico generale, bensì è frutto di una serie di atti, di gesti e comportamenti che possono essere rilevati, osservati e dunque utilizzati per una stesura di una relazione tecnica.

Desideriamo in questa sede analizzare sinteticamente alcuni segnali di aggressività che, tuttavia, affinché siano attendibili, devono essere declinati in relazione al ruolo specifico che un ragazzo ricopre in campo. Saper osservare l’aggressività deve infatti prevedere la possibilità di saper leggere sia il momento della partita che la specificità del compito da svolgere dal calciatore.

Un intervento troppo deciso in fase di recupero da parte di una punta non ha lo stesso significato dello stesso gesto realizzato da un centrocampista chiamato ad interrompere strategicamente (e per caratteristiche tecniche) l’azione altrui. Nel primo caso può trattarsi di un aggressività che sfocia in frustrazione (oppure, in base alla personalità del ragazzo, in un eccesso di sacrificio personale finalizzato istintivamente ad aiutare la squadra), nel secondo può invece configurarsi come atto scelto e finalizzato alla rottura della manovra altrui.

Alcuni atteggiamenti aggressivi possono essere ricondotti, innanzitutto, al concetto di spazio. Attaccare la profondità, ad esempio, è un movimento che richiama una ricerca attiva di soluzioni, che può essere attuata in varie forme e con la compartecipazione diretta di valutazioni di tipo cognitivo (ad esempio visivo ed attentivo) che devono essere allenate sul terreno di gioco. Aggredire può voler dire tuttavia anche muoversi in campo in modo deciso allo scopo di mantenere la padronanza di una porzione di terreno, intercettando una palla o un passaggio ed interrompendo l'azione del calciatore avversario.

In questo caso l’azione è una forma di reattività al gesto tecnico ed al movimento di chi compete per prevalere in una zona del campo per cui, da un punto di vista psicologico è un atto di tipo difensivo, seppur indice di un’aggressività finalizzata (e dunque positiva) sul terreno di gioco. L’atteggiamento di un calciatore nella gestione dello spazio fa parte di una categoria di fattori che potremo definire di tipo “macro”, ovvero ampi e ben individuabili in campo da chi osserva una gara, specialmente da chi ha competenze tecniche di livello (come nel caso di un osservatore-allenatore).

Seconda parte

L’aggressività tuttavia ha anche una connotazione che definiremmo di tipo “micro”, ovvero relativa a comportamenti che è molto più difficile intercettare da bordo campo e che richiedono diversa sensibilità e preparazione professionale, oltre che un livello di attenzione costante all’aspetto non verbale.

Possiamo in tal senso fare l’esempio dellespressione facciale (spesso poco osservata da chi cerca un talento dato che vengono osservati altri aspetti del gioco) che consente di capire se l’aggressività manifestata dal ragazzo è positiva oppure se sia invece indice di una tendenza alla rabbia, che nel calcio assume spesso le sembianze della reazione esagerata, del fallo “cattivo” o della mancanza di rispetto per l’avversario o per l’arbitro.

Aggressività può tuttavia voler dire anche altro, ad esempio la costanza di determinati gesti mimici, non solo facciali, che danno a chi osserva indicazioni di impegno, concentrazione, di tensione (come, ad esempio, la posizione della testa, delle mani o delle braccia).

Tutti indici utili a comprendere se l’aggressività dimostrata in campo possa essere una componente potenzialmente in grado di migliorare la performance nel tempo (in funzione della costanza con cui determinati comportamenti macro e micro si manifestano in campo), oppure se in determinate circostanze essa possa essere correlata, legata, dipendente da fattori di tipo emotivo, anch’essi osservabili, che possono incidere negativamente sul ragazzo.

Per questo motivo affiancare ad una valutazione tecnica e tattica dati professionali di tipo psicologico (effettuati con specifici parametri di riferimento) può portare ad una conoscenza più ampia (con osservazioni da ripetere nel tempo) del calciatore. 

Ciò consente infatti di realizzare previsioni più precise (per quanto sempre soggette a margini di errore dettati dalla soggettività e dalla crescita psicofisica dell’atleta, quindi dal cosiddetto fattore umano) circa i suoi margini di miglioramento e, contemporaneamente, di poter predisporre, ove possibile, varie attività di preparazione psicologica orientate a lavorare proprio su quegli indici ritenuti non compatibili con una crescita atletica e sportiva idonea a raggiungere livelli competitivi superiori.

 

HOME

Potrebbero interessarti anche...

2 Risposte

  1. 5 dicembre 2016

    […] gli allenamenti stimolando il bambino a incanalare l’energia che manifesta con l’aggressività in modo più costruttivo e valorizzando parallelamente il ruolo del gruppo e la sua coesione […]

  2. 1 marzo 2017

    […] un’autostima consapevole e obiettiva, non è appariscente, clamoroso, violento o inutilmente temerario, fa ciò che la situazione richiede e cerca di portarla fino in fondo o cerca di realizzare tutto […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.