Napoli. Tu chiamale se vuoi emozioni

NAPOLI. Tu chiamale se vuoi EMOZIONI

Un’avventura iniziata con qualche mugugno, quella di mister Sarri sulla panchina del Napoli. In molti si chiedevano: sarà in grado di guidare una grande squadra dopo l’esperienza a Empoli? A distanza di due anni da quei dubbi, la risposta è annunciata a grandi caratteri sugli spalti del San Paolo. Uno striscione esposto nella curva B enfatizza il lavoro svolto dal tecnico campano che ha saputo dirigere con grande maestria i “talenti” della propria squadra. Sarri ha fatto un gran lavoro e merita la stima dei propri tifosi! Se è vero che la Juventus aggiunge in bacheca il sesto titolo nazionale consecutivo, preceduto dalla Coppa Italia (oltre a giocarsi la finale di Champions League!), è il Napoli, a detta degli esperti, la squadra che esprime il miglior gioco del campionato. Il festante e colorito popolo azzurro decreta il proprio allenatore vincitore simbolico del “pallone d’oro” della panchina!

UN LEADER AUTOREVOLE

Ringrazio i tifosi del Napoli per il loro sostegno e il loro affetto. Questa è la testimonianza che i calciatori hanno regalato delle emozioni. Queste le parole di Sarri, a riprova del forte legame e del feeling sempre più intimo con i supporter. Le parole misurate del mister offrono un assist  per alcune semplici riflessioni. In particolare sulle emozioni che il calcio regala a chi assiste ad una partita di calcio. Eh sì, perché al di là del tifo estremo e esasperato che contraddistingue il nostro amato sport, il calcio è, e rimane, uno spettacolo da godere. Il Napoli, con i suoi magnifici interpreti, ha dato prova di emozionare, di emozionarsi. Di giocare, di divertire. Non solo i propri beniamini, ma tutti i sostenitori del bel gioco. 

IL GIOCO DEL NAPOLI

Chi è colui che rimane indifferente nel vedere la bellezza del gioco dei partenopei? Tecnica individuale di primo livello, sincronismi, rapidità, interscambi, organizzazione, velocità, attacco degli spazi! Questo sì che è calcio!  Direi, l’essenza del calcio! Uno spot per chi ama osservare 22 calciatori correre, con cognizione di causa, dietro un pallone. Con un pallone. Dove la prestanza fisico atletica (troppo ricercata come parametro selettivo nei settori giovanili!) è ben integrata nella tecnica individuale e nell’intelligenza calcistica di ogni interprete. Peccato che solo Insigne (scugnizzo doc) sia l’unico italiano in campo in questa squadra di campioni. Proprio con Insigne il lavoro di Sarri è stato eccellente. Considerando che il talento del fuorigrotta, solo due anni fa, non trovava il campo con continuità. Certo, non era nemmeno a questi livelli. Adesso invece è un calciatore completo, efficace, orientato, grintoso, inamovibile. Goleador e uomo assist, non solo per il club ma anche per la nazionale italiana! Si nota in maniera netta che su di lui è stato fatto un lavoro non solo tecnico ma anche di POTENZIAMENTO MENTALE. Come con tutta la squadra, del resto.

OPINIONI ILLUSTRI

La bellezza del gioco sta aiutando i calciatori a miglioramenti continui – dice Arrigo Sacchi a proposito del Napoli -, a riprova che un contesto giusto può allenare il “talento”, lo può migliorare, creando i presupposti per la crescita, la formazione, il perfezionamento, la specializzazione. In questo Sarri si è dimostrato un autorevole guida. Ma non si è fermato a questo. Ha amalgamato tante diversità (anche in termini d’età e di esperienza!) mettendole al servizio del gruppo, della squadra, valorizzando le singole potenzialità al fine di inserirle in un efficace strategia collettiva. La più adatta a loro. La più efficace in termini di risultato. La più spettacolare a vedersi. Ha vinto la Juventus, ma nessuno gioca meglio del Napoli in Italia. La testimonianza di Pep Guardiola avvalora il pensiero di Sacchi. 

LA SQUADRA

così, alla consacrazione di campioni del calibro di Hamsik, Callejon, Mertens e Insigne, che hanno “assorbito” con disinvoltura la dipartita di Higuain, sono stati inseriti e affiancati i vari Rog, Zielinsky, Diawara, Allan e Jorginho. Tutti hanno contribuito e incrementato il già elevato livello del Napoli. Una perfetta sinfonia che parte dal portiere e dal regista più arretrato, Reina, difficilmente sostituibile in caso di divorzio dal club di De Laurentis. E si completa con il blocco difensivo formato da Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam (13 partite senza subire gol). Ma lo spettacolo Napoli è improntato all’ottimizzazione della fase di possesso palla, dove Hamsik rappresenta un leader indiscusso per la sua facilità nel farsi trovare sempre “al posto giusto al momento giusto“. Non solo per “creare gioco” per i compagni con i suoi passaggi precisi e dosati a uno-due tocchi o con cambi di gioco funzionali per rendere imprevedibile la giocata agli avversari , ma anche per finalizzare l’azione con un attacco dello spazio con annessa conclusione a rete.

IL CAPITANO

Nelle tre competizioni “Mare Chiaro”, capitano e bandiera del Napoli, è stato decisivo in 27 occasioni, con 14 gol e 13 assist. Fenomeno assoluto!  Per meglio comprendere l’eccellenza del calciatore ceco, mettiamolo a confronto con Rakitic, calciatore del Barcellona. Nello stesso intervallo di tempo esaminato, il croato è stato decisivo solo in 15 occasioni durante la stagione (8 gol e 7 assist) nonostante il minutaggio totale sia, tra i due calciatori, sovrapponibile. Se allarghiamo l’analisi ad altri interpreti nei vari campionati, prendendo a riferimento il ruolo specifico ricoperto, osserviamo che nessuno regge il confronto con il centrocampista centrale partenopeo. Vero esempio per i giovani, non solo tecnico tattico, ma anche comportamentale. Chapeau!

LA FORZA DEL NAPOLI? IL GIOCO OFFENSIVO

Dicevamo del gioco offensivo del Napoli. I dati parlano chiaro: il tridente di attacco formato da Insigne, Mertens e Callejon, ha realizzato uno score identico a quello dell’intero Milan, superiore a 11 squadre del campionatoMa la bravura dei “fantastici tre” è la loro duttilità in zona offensiva. Non solo realizzativa (68 gol totali nelle tre competizioni), ma anche come uomini assist: 42 in totale. Questo dato indica lo spirito organizzativo e collaborativo del gruppo. La prestazione del solo Mertens è ancor più impressionante, considerato che il ruolo di centravanti atipico gli è stato assegnato dopo l’infortunio di Milik e la partenza di Gabbiadini. In una speciale classifica che misura la “produttività degli attaccanti” (gol e assist su azione) stilata dal columnist del Financial Times John Burn-Murdoch e  che prende in considerazione i cinque principali campionati europei (Inghilterra, Spagna, Germania, Italia e Francia), Mertens si piazza addirittura al terzo posto con un “colpo” vincente ogni 73 minuti! Calciatore fantastico!  Con questi numeri non è un caso che il Napoli abbia eguagliato il record dei gol fatti in trasferta (46) e delle vittorie in campo avverso (12), oltre ad aver battuto il totale dei punti in classifica!

PRESTAZIONI ECCELLENTI

Ma i numeri contano davvero molto se sono supportati dallo spettacolo a cui ci ha abituato la squadra del Presidente De Laurentis. Vedere per credere. È il 14 maggio 2017 e all’olimpico si affrontano nella gara di ritorno Torino e Napoli. È la terzultima giornata di campionato. Con Hamsik in regia, il Napoli esprime una prestazione di altissimo livello. 5-0, anzi 0-5 il risultato finale. Tutti i gol sono di altissima fattura. Lo 0-4 di Callejon è da manuale. La sincronia nei movimenti dei tre fuoriclasse, che vanno ad attaccare la porta avversaria, è da proporre e da far vedere ai nostri giovani calciatori. Un attacco “a regola d’arte” per dare soluzione ad un eventuale arrivo della palla sul primo palo (Mertens), al centro porta (Insigne leggermente staccato e arretrato) e sul secondo palo (Callejon che realizza la rete). Le immagini rendono molto meglio delle parole.

21 maggio 2017. Il copione è il medesimo. Contro la Fiorentina, ancora in lotta per l’Europa League, i partenopei rifilano 4 gol ai gigliati salutando i propri tifosi con un’altra prestazione fatta di corsa, passaggi corti, attacco dello spazio e tiri in porta. Una semplicità disarmante quella di arrivare alla conclusione. Impreziosita da contenuti tecnici individuali e una freschezza atletica e mentale difficile da mantenere in un finale di stagione dove la fatica si fa sentire. Qualcuno storcerà il naso perché nonostante il bel gioco e le ottime prestazioni il Napoli non ha collezionato nessun trofeo. Questa è una verità inconfutabile. Ma si è avvicinato molto alle grandi squadre. A quei club che sono abituati a vincere.

COSTRUIRE IL FUTURO…

In campionato la Juventus è lì, ad un passo, mentre la Champions League è sfumata agli ottavi di finale contro i detentori del trofeo: il Real Madrid. L’inesperienza (soprattutto al Bernabeu) e la tensione emotiva dovuta all’importanza del match, hanno giocato un ruolo determinante nell’assegnare il passaggio del turno a favore delle merengues. Il doppio 3-1 non rende giustizia al valore del Napoli che per un’ora abbondante ha dato l’impressione di potersela giocare. Se non altro ha gettato le basi per il futuro acquisendo consapevolezza della propria forza. Anche il patron De Laurentis la pensa allo stesso modo. I recenti rinnovi contrattuali di Mertens e Insigne, insieme alle conferme acquisite dei calciatori più titolati (Hamsik, Callejon, Koulibaly, Albiol) vanno nella direzione di costruire un blocco solido di calciatori di primissima fascia. Juventus docet.  Se è vero che a questo Napoli manca un’identità italiana, è altrettanto vero che la strada intrapresa dallo staff di De Laurentis è quella giusta. Con il bel gioco, i gol e lo spettacolo, arriveranno anche le vittorie importanti, i trofei più ambiti.

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