Intervista a Rocco Tedesco: “La forza mentale? Il calcio inglese la valuta così”

L’intervista: Rocco Tedesco

Conosciamo da vicino Rocco Tedesco, giovane e brillante manager sportivo. Romano di nascita, londinese d’adozione, con una formazione “specialistica” orientata al mondo del calcio. Gli studi universitari si sono arricchiti e perfezionati nella City, dove attualmente sta collaborando con un club inglese in veste di…

Ma chiediamolo direttamente a lui.

1) Bene Rocco, raccontaci un po’ di te. Quale la tua formazione? Quali le esperienze passate nel mondo del pallone che hanno contribuito ad accrescere le tue competenze attuali e la tua evoluzione professionale?

Sono nato e cresciuto a Roma. Ho iniziato il mio percorso universitario alla Rome International School per poi proseguire l’iter formativo alla Brunel University di Londra che offre un programma di Management sportivo, in un campus situato a Ovest lontano dalle zone caotiche della città. Qui si trovano vari centri sportivi. Il campus è una struttura interessante e dinamica perché oltre allo studio della disciplina sportiva, ti da l’opportunità di praticare sport grazie alla modernità delle strutture. Dopo i tre anni alla Brunel sono passato al Master, presso la Birkbeck University, nella zona centrale di Londra. Qui ho proseguito la formazione in maniera specifica, divertente e più orientata al calcio. In questo periodo della mia vita ho iniziato alcune collaborazioni, in primis con Gianluca di Marzio per il quale curavo la rubrica: “Tu chiamale se vuoi occasioni”. Sul blog di Gianluca scrivevo report su calciatori che reputavo interessanti e ancora non troppo conosciuti al grande pubblico, soprattutto in Italia. A questa collaborazione ne è seguita una successiva con il Sig.Paolo Paoloni, fondatore della nota agenzia romana Kickoff Group che fornisce soluzioni innovative nel mondo dello sport business. Nell’azienda di Paolo mi occupavo della vendita di spazi pubblicitari per la rivista dell’AS Roma. Inoltre giravo l’Italia occupandomi di scouting. In questo periodo mi sono visto partite di settore giovanile.

2) Sappiamo che ti occupi di Scouting per una società calcistica inglese. Racconta un po’ del tuo ruolo di osservatore all’interno del club. Sei impegnato anche su altri fronti nel mondo del calcio?

Attualmente sto collaborando con il Crystal Palace. Nello specifico mi occupo di video Scouting. Con il club inglese sto facendo uno stage sul calcio sudamericano e sulla serie B. La società londinese cerca di ampliare la copertura territoriale anche fuori i confini nazionali. Io sono stato incaricato di osservare, tramite piattaforma video, alcune partite dei vari campionati sudamericani. Di queste devo stilare un report che relaziona ogni calciatore che gioca la partita. Così facendo si perdono alcuni dettagli sul singolo, ma questo offre alla società un modo di catalogare ogni calciatore visionato che scende in campo.  La mia attività lavorativa è rivolta anche alla realizzazione di un progetto con una società di nome “TransferRoom”, il cui obiettivo è quello di mettere in contatto tutti i direttori sportivi d’Europa e, in un secondo tempo, del mondo. Ciò avrà una ripercussione sui costi dei club per il conseguente abbattimento delle uscite dovute all’intermediazione di terze parti.

3) Per diventare osservatore in “terra inglese” hai dovuto partecipare a dei corsi di formazione specifici? Come funziona? Hai un rapporto di lavoro regolarmente definito da contratto?

Non ho fatto corsi di formazione. Il mio tutor all’università mi ha messo in contatto con il capo reclutamento del club. Sono stato invitato al loro centro sportivo e mi hanno parlato delle loro necessità. Chiaramente hanno chiesto se avevo fatto in passato dei lavori di scouting o attività generiche inerenti al calcio. Di lì a poco hanno iniziato a mandarmi le partite da osservare. Il report da me prodotto veniva visionato e corretto insieme allo staff del Crystal Palace. Il confronto diretto e la condivisone di ciò che era il mio lavoro ha contribuito a farmi acquisire il necessario background, visto che il mio modo di lavorare sui calciatori era stato, fino a quel momento, improntato sull’osservazione del singolo e non di tutti i calciatori. Attualmente non ho un contratto ma solo una collaborazione.

4) Quali sono gli strumenti di cui ti avvali nello svolgimento della tua attività?

Uso la piattaforma Wyscoout per vedere le partite. I report che realizzo sono prodotti con il sofware di scout7, un programma che facilita la distribuzione della relazione perché converte il file direttamente in PDF. Questi sono gli unici strumenti che utilizzo.

5) Ci sono differenze sostanziali tra lo scouting attuato dalle società di club italiane e quelle inglesi? Per essere più precisi. Quali sono le differenze con il calcio italiano e quali le caratteristiche ricercate nei calciatori osservati per essere selezionati dal Crystal Palace?

Per definizione il calcio inglese è sinonimo di fisicità. Va da se che non puoi segnalare il calciatore di un metro e sessantacinque che pesa cinquanta chili. Ad esempio, nel caso del difensore centrale, i club inglesi guardano molto ai suoi centimetri, mentre un attaccante deve essere forte fisicamente e bravo nel gioco aereo. Diverso il caso dello scouting in Italia dove sono più meticolosi nell’osservazione da un punto di vista tattico dove vengano analizzati quelli che sono i “valori nascosti”; ad esempio come il calciatore riceve e conduce la palla, la sua copertura laterale (difensore), oppure come gestisce la sfera il centrocampista. Particolari che possono sfuggire in video e che invece possono essere osservati e valutati in “live”. In questo, la mia “prova”  di tre mesi come osservatore al Napoli, dove ho avuto l’onore di conoscere e confrontarmi con il DS e il capo scout, mi è stata utile per identificare quelli che io chiamo “valori invisibili”, necessari per creare report affidabili e di livello. 

In quale area geografica il Crystal Palace ricerca i suoi calciatori per la prima squadra?

Vista la presenza di molti club nella sola città di Londra, dove esiste molta competizione, il club tende a valorizzare e a ricercare qualche “gemma nascosta” nelle leghe minori (vedi il caso Vardy). Ciò ha portato a fare qualche acquisto per la prima squadra.

7) Quali sono i criteri selettivi del giovane talento? Prima gli aspetti tecnico coordinativi, oppure la componente fisico atletica?

Personalmente non mi occupo nello specifico dei giovani calciatori. Ti posso rispondere dicendoti che il Crystal Palace ha quattro criteri specifici per ogni ruolo di posizione legati allo stile di gioco del club. Nel momento che stilo un report prendo a riferimento una scala da uno a dieci dove indico “come il calciatore osservato potrebbe inserirsi nel contesto di gioco della squadra”. Seguendo questo schema, anche se l’allenatore scioglie il rapporto con la società o cambiano alcuni elementi nello staff tecnico, la tipologia del calciatore rimane sempre quella. Per esempio, gli esterni del  sono tutti molto veloci e forti fisicamente, mentre l’attaccante deve essere alto e forte di testa. I valori di scelta devono essere rispettati.

8) Che valenza è data dal calcio inglese alla componente “mentale”?

Il valore mentale del calciatore è misurato prendendo a riferimento alcuni parametri riferiti alla personalità più che alla tattica. Spirito di sacrificio, determinazione, aggressività, capacità di portare il pressing sull’avversario sono indici importanti. Così come la risposta al senso di urgenza dell’attaccante che “non segna”, o la sicurezza che può trasmettere un difensore o il portiere al resto dei compagni. Ciò fotografa la “forza mentale” del calciatore.

9) Che cosa pensi delle società italiane a proposito di scouting? Ci sono realtà che “guardano davvero” al futuro dei nostri giovani talenti? Se si quali?

Il modello Atalanta è un qualcosa di veramente impressionante. Sono riusciti negli anni a sfornare grandi calciatori appartenenti alla loro area geografica. Ciò è il frutto di investimenti importanti. Il centro sportivo di Zingonia rappresenta il fiore all’occhiello. Un sogno per un giovane calciatore! Qui i ragazzi selezionati possono contare su uno staff super competente e una metodologia di lavoro che cura i dettagli. Da citare anche la Spal, che per quanto riguarda la “prima squadra”, è la sorpresa del campionato cadetto. Squadra interamente italiana con un portiere di assoluto livello: Meret. Prospetto di grande avvenire nonostante la giovanissima età. Questo ci deve far comprendere che certe volte non serve l’acquisto di grande spessore ma è più importante uno staff competente, organizzato e con una visione sui giovani improntata alla fiducia. In quest’ottica citerei anche il Sassuolo e l’Empoli, anch’esse realtà di spessore che mirano a valorizzare il calciatore italiano.

10) Se dovessi dare un consiglio a un giovane calciatore di talento che cosa gli diresti?

Tanti sono i giocatori dotati di tecnica sopraffina. In qualunque parte del mondo. La maggior parte di loro non riusciranno a diventare calciatori professionisti. E allora che cosa fa la differenza? La testa! Per arrivare a grandi palcoscenici ci vuole un grande spirito di sacrificio. Capisco che anteporre l’attività sportiva e delle sane abitudini di vita all’uscita “serale” con gli amici in un’età critica come quella adolescenziale, non è cosa facile. Bisogna essere molto convinti e concentrati. Molti si perdono per strada. In sostanza si trovano giocatori con grande talento ma non è l’unica cosa che conta anzi, direi che a livello percentuale il 51% va a favore del lato mentale piuttosto che a favore di quello tecnico. A tal proposito ricordo il caso Leicester nella stagione 2016/17, dove ogni singolo calciatore ha contribuito con la forza mentale e l’organizzazione al successo della Premier League nonostante l’evidente gap tecnico con gli “squadroni” inglesi. Questo indica la misura di quanto sia importante l’aspetto psicologico per conseguire risultati di livello. 

11) Ci sono dei sogni nel cassetto? Che cosa vorresti fare da grande?

Ho sempre sognato di fare il Direttore Sportivo. Ho scritto anche la mia tesi di laurea sulle differenze del ruolo del DS tra calcio italiano e inglese.  Nel tempo ho capito che il percorso non è facilissimo. Molti gli ex calciatori o gente proveniente dal mondo del pallone. Io ho invece un’altra estrazione, diciamo “extra calcistica”. È un sogno che comunque continuerò a inseguire, anche se il mio obiettivo è sempre stato quello di lavorare nel calcio. Oggi questo è possibile. Se è vero che sono ancora all’inizio di un percorso sono molto soddisfatto, visto che sto facendo un lavoro che mi appassiona e mi gratifica. Mi piacerebbe continuare a lavorare per una squadra come sto facendo adesso. Poi con il tempo vedremo.

Ringraziamo per la disponibilità e la gentilezza Rocco Tedesco, augurandogli di proseguire il suo lavoro con la stessa determinazione e passione che traspare dalle sue parole.

Un grande in bocca al lupo. Lo staff di calcioscouting

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