Scouting ed osservazione del talento: la reattività psicologica

Scouting ed osservazione del talento: la reattività psicologica

Abbiamo avuto modo già in varie occasioni di sottolineare l’importanza della componente psicologica nell’osservazione di un giovane calciatore. In particolare abbiamo accennato al tema dei fattori distraenti e a quello dellaggressività.

Concentriamo adesso l’attenzione su un ulteriore aspetto rilevante, ovvero quello della reattività psicologica del ragazzo dinanzi ad episodi negativi che occorrono durante una gara. Alcuni esempi in tal senso sono rappresentati da un duro intervento subito da parte di un avversario, un’occasione da gol fallita, un’autorete, un errore che abbia compromesso il risultato o magari un’ammonizione in una fase delicata della partita. Ovviamente ciascun episodio negativo subisce l’influenza della specificità di ruolo.

La personalità e l’atteggiamento del giovane si evidenziano in tutta la loro forza in casi simili, dato che le modalità attraverso le quali si manifestano specifiche reazioni di tipo emotivo ma anche di natura cognitiva, ad esempio attentiva, sono determinanti per stabilire l’assunzione da parte del giovane calciatore di una posizione di controllo dell’evento, quindi dominante oppure, al contrario, una posizione di tipo passivo e quindi dipendente.

Quando il ragazzo reagisce all’evento negativo con atteggianento proattivo e di controllo della situazione, dimostra sul terreno di gioco innanzitutto equilibrio emotivo.

Ed inoltre: Non concede eccessivo spazio alla rabbia, tollera la frustrazione, palesa convinzione nei propri mezzi attraverso forme rilevabili di aggressività positiva o di incoraggiamento nei confronti dei compagni, utilizza mimica e gestualità che indicano scarico adeguato dello stress e della tensione accumulata, non mostra deconcentrazione, incanalando adeguate risorse attentive sui movimenti di gioco e sulla propria posizione, sia dal punto di vista posturale che spaziale.

Quando al contrario il ragazzo si pone in una posizione passiva di dipendenza dall’evento negativo, saranno rilevabili reazioni non funzionali alla prestazione individuale e di squadra:

– rabbia eccessiva
– scontri verbali con i compagni di squadra
– eccesso di discussione con il direttore di gara (che in età giovanile dovrebbe essere particolarmente raro dato il contesto educativo più che competitivo di appartenenza)
– deconcentrazione nei minuti successivi all’episodio sfavorevole
– mimica facciale che indichi disagio o uno stato d’ansia
– radicale cambiamento nella condotta (ad esempio un portiere che smette improvvisamente di comunicare con i compagni)

Se è vero che nel progredire del livello competitivo di gioco e di categoria emerge il talento inevitabilmente e che si sviluppa quindi una sorta di selezione naturale tra ragazzi maggiormente predisposti a tollerare i lati positivi e negativi di una gara di livello, è altrettanto importante valutare l’incidenza della reattività psicologica di un ragazzo in campo, dato che a parità di qualità e potenzialità tecniche, sono indici e fattori di natura psicologica e relazionale a fare la differenza.

Per questo motivo il lavoro di scouting potrebbe prevedere, come da noi proposto,  la possibilità di integrare competenze tecnico tattiche e psicologiche nella rilevazione di indici comportamentali nell’osservazione del giovane calciatore, valutando la potenzialità con prospettive complete e di largo raggio.

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Dott. Fabio Ciuffini
Mental Trainer & Psicologo dello Sport
Sito Web Personale
Tel. 3200298136
(anche tamite WhatsApp)
ciuffinifabio@gmail.com

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2 Risposte

  1. 11 novembre 2016

    […] Ovviamente nella frequente impossibilità di raggiungere posizioni particolarmente vantaggiose, è necessario far riferimento ad indicatori di natura non verbale (mimica, gestualità). […]

  2. 18 luglio 2017

    […] E quanta alla sfera cognitiva? […]

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